Agromafie, provincia di Latina al 41esimo posto in Italia. La terza nel Lazio

Presentato a Roma il quinto rapporto "Agromafie" sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare

L’agroalimentare rappresenta un terreno privilegiato di investimento della malavita con un pericoloso impatto non solo sul tessuto economico ma anche sulla salute dei cittadini e sull’ambiente”. 

Questo quanto emerge dal rapporto “Agromafie” sui crimini agroalimentari in Italia giunto alla sua quinta edizione ed elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, e nel quale è stata calcolata “l’intensità del fenomeno delle agromafie per provincia sulla base delle risultanze quantitative delle azioni di contrasto specifiche poste in essere dalle diverse Forze dell’ordine per questo particolare aspetto criminale”. 

Il rapporto è stato presentato ieri a Roma.

E un primo dato che balza all’occhio è quello che riguarda il volume d'affari complessivo annuale dell’agromafia, salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno.

E’ stata redatta anche una graduatoria rispetto all’estensione e all’intensità del fenomeno agromafia nel 2016; una classifica in cui Latina si piazza al 41esimo posto su 106 province italiane, alle spalle di Rieti (36esimo) e Viterbo (40esimo), e davanti a Frosinone e Roma (rispettivamente 73esimo e 74esimo posto”. 

La maglia nera spetta a Reggio Calabria seguita da Genova e Verona che vanno a completare il podio. Nella “top ten” per un livello alto di criminalità organizzata del tipo dell’agromafia ci sono poi Palermo, Caserta, Napoli, Caltanissetta, Catanzaro, Catania e Bari, mentre la provincia meno permeata risulta essere Trento.

>>> IL QUINTO RAPPORTO AGROMAFIe <<<

L’ANALISI DI COLDIRETTI - L'attenzione di Coldiretti, per quanto riguarda la nostra regione, si focalizza sulle mense scolastiche e sulla ristorazione pubblica e privata.  “È il settore del vasto pianeta agroalimentare più delicato, se non altro perché – spiega David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio – riguarda direttamente la salute pubblica e in particolare quella dei bambini. Abbiamo proposto le mense a chilometro zero, quelle dove i pasti siano realizzati con i prodotti provenienti dalle campagne romane e laziali per garantire i massimi standard di sicurezza alimentare. In attesa di risposte – conclude Granieri - non possiamo far altro che ripetere la nostra sollecitazione a potenziare il sistema dei controlli sulle mense per una verifica sempre più puntuale sulla qualità e sulla sicurezza degli ingredienti e dei cibi serviti nelle mense romane e laziali”.  C'è spazio per una buona notizia.  “Sono in dirittura di arrivo – ha fatto sapere Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione – i bandi tipo per abolire, nell’aggiudicazione degli appalti per le mense, il massimo ribasso e premiare invece il valore aggiunto della filiera corta”.

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