Riforma del lavoro, dubbi dell'Ugl: “Va modificata a tutela dei cittadini”

Direttivo provinciale sull'impatto della riforma sul territorio pontino. Vicaro: "Vanno riconosciuti i diritti legati al sostegno economico in caso di perdita di lavoro e al reintegro"

Nella giornata di ieri migliaia di bandiere rosse hanno colorato la città di Cisterna per una manifestazione, organizzata da cinque sigle sindacali della Cgil,  che ha visto i lavoratori scendere in piazza per dire basta.

Basta ai licenziamenti, basta alle delocalizzazioni delle aziende, basta ad una crisi che pesa soprattutto su di loro, prime e più facili vittime di un trend negativo che sembra ormai senza via d’uscita, e sulle loro tasche. Hanno manifestato per il loro diritto più importante, quello al lavoro, che mai come in questo periodo sembra essere messo in discussione.

E per discutere della riforma del lavoro proposta dal governo Monti, e in particolare sugli impatti oggettivi che questa apporterà in tema di modifiche nei rapporti tra lavoratori e aziende e sugli ammortizzatori sociali che sono, in un momento di crisi come questo, pane quotidiano nel territorio pontino, oggi, presso la sede dell’Ugl si terrà il direttivo provinciale del sindacato.

In prima battuta si valuterà la necessità di mettere in campo, anche a livello territoriale, iniziative per contrastare cambiamenti che anzichè apportare benefici, rappresentano per i lavoratori l’ennesima bastonata, senza muovere lo sviluppo e la nascita di  nuovi posti di lavoro.

“Dai territori si sono levate le proteste che hanno portato la nostra confederazione a rivalutare in maniera più critica una manovra che non solo ci riporta indietro sui temi legati all’art. 18, ma toglie uno strumento che ha permesso, soprattutto nelle aree di crisi come la nostra, di supportare i lavoratori rimasti senza lavoro, dopo che le loro aziende avevano deciso di chiudere o di andare altrove” ha commentato  il segretario provinciale Ugl Maria Antonietta Vicaro.

Parliamo della mobilità, e pensiamo ad alcune realtà che non ci sono più, Granarolo, Gial, Mistral, Goodyear, Circeo Filati, Gambro, Nexans, Tyco. “ La mobilità subirà una graduale decurtazione sui periodi di permanenza legati all’età anagrafica del lavoratore e dal 2017 verrà sostituita definitivamente dall’Aspi (Assicurazione Sociale per l’Impiego), che avrà una durata di 12 mesi per i lavoratori che non superano i 55 anni e di 18 mesi per i più anziani. Immaginate se questa emorragia di posti di lavoro non si fermerà, cosa significherà per il nostro territorio” prosegue la Vicaro che prende in considerazione anche il futuro di quei dipendenti che si trovano in cassa integrazione.

“Intanto verrà eliminata anche la cassa integrazione per cessazione attività di 24 mesi  e quindi i lavoratori avranno, nel momento in cui un’azienda decidesse di chiudere, solo la cassa integrazione ordinaria. Anche la deroga verrà eliminata e dopo una eventuale cigs per riorganizzazione, di 1 anno o 2, i lavoratori si ritroveranno senza sostegni o sussidi, oltre l’Aspi”.

“In più tutte le aziende avranno un aggravio sulla tassazione per sostenere la cassa integrazione ordinaria, che sarà estesa a tutti i settori e anche il lavoro somministrato costerà di più. Insomma non si intravedono strumenti in grado di rimettere in moto il percorso virtuoso delle uscite e delle nuove assunzioni”.

Sembra un circolo nel quale non si riesce a trovare una via d’uscita. “Da una parte – continua il segretario provinciale dell’Ugl - la riforma di dicembre sulle pensioni che ha allungato i tempi di permanenza nelle aziende, dall’altra la fine della mobilità che introduceva, quando volontaria, uno scivolo verso la pensione e comunque assunzioni che vengono indirizzate all’apprendistato, e ancora i contratti a tempo determinato che hanno consentito il precariato”.

Per non parlare poi dei licenziamenti: “sarà possibile licenziare per motivi economici, anche lavoratori discriminati, lasciando al giudice la valutazione del possibile risarcimento economico dalle 15 o 27 mensilità, senza possibile reintegro nel posto di lavoro – ribadisce la Vicaro -. Questo renderebbe più semplice i licenziamenti che invece devono sempre prevedere il reintegro. Inoltre aziende in crisi, difficilmente sarebbero in grado di sostenere il risarcimento, e così il licenziamento, anche solo per sostituire forza lavoro, diverrebbe definitivo e senza compensazione”.

Ma cosa ci si aspetta allora? “Ci auguriamo che la riforma del lavoro che andrà in discussione al Parlamento, sia modificata almeno nella sostanza del riconoscimento dei diritti più elementari, quelli legati al sostegno economico in caso di perdita del posto di lavoro e al reintegro nei casi in cui aziende poco corrette, avrebbero uno strumento in più per tenere i lavoratori sotto il ricatto del licenziamento. Quello che viviamo ogni giorno sul nostro territorio, ci fa pensare che la riforma si tradurrebbe non in posti di lavoro in più, ma nell’aumento dei disoccupati”.

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