Chiusura della Sapa, epilogo amaro in Regione: firmato il mancato accordo

Ennesimo nulla di fatto nell'ultimo incontro di ieri a Roma; distanti le posizioni di sindacati e azienda. Assemblea presso il sito di Fossanova per decidere le prossime mosse insieme ai sindaci del comprensorio

I lavoratori della Sapa in protesta

Si è concluso nel peggiore dei modi per i lavoratori della Sapa l’ultimo incontro di ieri in Regione: firmato il mancato accordo.

Sempre distanti le posizioni di sindacati e azienda che ha così confermato la sua decisione di voler interrompere la produzione nel sito di Fossanova.

Un duro colpo per i 136 lavoratori dello stabilimento; dalle 9 di questa mattina è prevista un'assemblea presso lo stabilimento pontino per decidere le prossime mosse dopo che da oltre due settimane stanno occupando la fabbrica.

All'assemblea di questa mattina hanno partecipato anche alcuni sindaci della provincia pontina - quelli di Pontinia, Priverno, Roccagorga, Maenza, Roccasecca dei Volsci, Sonnino e Sezze -, i quali hanno ribadito ancora una volta la loro vicinanza ai lavoratori della Sapa. Sindaci che hanno varcato i cancelli e sono entrati all'interno dello stabilimento insieme ai lavoratori.

L’ULTIMO INCONTRO IN REGIONE

Intanto proprio ieri gli operai della Sapa di Fossanova avevano ricevuto la solidarietà dei colleghi di Feltre (Belluno) e Ornago (provincia di Monza e della Brianza) con la Fiom che si era detta pronta alla mobilitazione.

LA LETTERA DI FIOM DI FELTRE E ORNAGO

IL COMMENTO DELL'UGL - “L'azienda ha fatto una proposta inaccettabile che prevede un incentivo pari a 15mila euro per chi ha fino a 39 anni, 17mila per chi ha da 40 a 49 anni e 19mila per chi ha oltre i 50 anni, senza considerare neppure la cassa integrazione - ha commentato il segretario provinciale dell’Ugl Metalmeccanici Latina, Giuseppe Giaccherini.

Non si può chiudere un sito, lasciare a piedi i lavoratori e presentarsi con una richiesta cosi misera: c’è bisogno di rispetto per la dignità dei lavoratori, che questi signori stanno calpestando”.

Continua l’occupazione del sito – conclude il sindacalista – e si rafforzerà ulteriormente, perché non lasceremo chiudere un’azienda gratuitamente e senza alcuna forma di rispetto per chi al suo interno ci ha riposto speranze per il proprio futuro”.

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