Roberto Ventimiglia: la musica, l’artigianato e il suo nuovo “Raw”

In uscita il 31 gennaio “Raw” seconda fatica del cantautore pontino Roberto Ventimiglia, la nostra chiacchierata per conoscerlo meglio insieme a lui

Roberto Ventimiglia fotografato da Valerio Botticelli

Dopo "Bees Make Love to Flowers" (2018), arriva un nuovo lavoro per il cantautore apriliano Roberto Ventimiglia che uscirà nei principali store digitali e in cd (acquistabile su bandcamp, tramite la sua pagina facebook e durante i suoi concerti) il 31 gennaio. Raw è un disco elettroacustico distribuito dalla Gusville Dischi etichetta indipendente di Aprilia, che consta di nove brani scritti suonati, registrati e prodotti nel salotto di casa di Roberto tra il 7 maggio ed il 28 agosto 2019.
Torniamo a incontrarlo dopo l’intervista che ce lo ha fatto conoscere lo scorso anno, e durante una lunga chiacchierata ci ha raccontato del suo album, del suo concetto di musica e dei suoi piani per il prossimo futuro.

Ci siamo conosciuti proprio l’anno scorso in occasione dell’uscita di “Bees make love to flowers”, ottimo esordio solista prodotto artigianalmente tra le mura domestiche. Cosa è successo in questo anno? Cosa ha significato il tuo primo disco? Come ha influenzato la tua vita artistica e non?

Roberto Ventimiglia: per me, come dissi nell’altra intervista, l’uscita del primo disco è stato come rimettere il naso fuori casa dopo un periodo di inattività, o comunque di impegno su altri versanti musicali, è stata una sorta di rinascita. Il periodo di tempo tra il primo album e questo è significato tornare a suonare dal vivo: ripropormi dal vivo, proporre proprio quelle canzoni e godermi il loro cammino. Ho suonato molto in solitaria, voce e chitarra, come è stato composto. Questo periodo mi ha fatto venire voglia di tornare a comporre aggiungendo qualche elemento in più, proseguire il discorso rinnovandolo un po’.

In questo secondo album lasci da parte le atmosfere intimistiche di chitarra e voce tipiche di "Bees Make loves to flowers", alle quali affianchi ora l’elettronica. Si continua a parlare d’amore, di sentimenti ma si ha la netta impressione che siano cambiati i modelli a cui ti ispiri. È cambiato il tuo modo di comporre? I tuoi punti di riferimento?

Roberto Ventimiglia: in parte sì e in parte no. Mi spiego meglio: in parte sì perché si sente che il suono ha preso altre strade, però dato che musicalmente sono onnivoro, dunque ho diversi modelli e nelle varie stagioni della mia vita mi sono ispirato magari più ad alcuni e poi ad altri ancora. Vedo una certa continuità perché da quando ho iniziato ad ascoltare e a fare musica non ho mai seguito un solo stile o un solo autore.

Hai affermato che il titolo “Raw” simboleggia per te un modo di porti, senza fronzoli, diretto e autentico, che poi è anche il modo in cui componi e produci i tuoi brani. L’autoproduzione è una maniera per rimanere libero di esprimerti senza pressioni esterne di nessun tipo, o pensi che un giorno cercherai di entrare nel panorama musicale mainstream?  

Roberto Ventimiglia: è chiaramente una scelta di campo, quando fai tutto da solo hai sicuramente il pieno controllo e una profonda libertà. Al panorama mainstream se bussa alla porta non dico no a priori, ma non ho una spinta interiore in questo senso: sto bene in quello che da molti è definito un sottobosco undergroung, di nicchia, dove a volte prevale più la comunicazione diretta che non altre componenti che girano attorno alla musica.

Negli ultimi anni alcuni artisti indie hanno raggiunto un grandissimo successo, un esempio su tutti, il pontino Calcutta. Se da una parte si smentisce il luogo comune che l’indie sia un mondo prettamente di nicchia, pensi che il passaggio a una major possa alterare il modo di fare e intendere la musica in un artista?

Roberto Ventimiglia: secondo me dipende dall’artista, non posso parlare per Calcutta che non conosco personalmente, e non potrei parlare di nessuno dei miei modelli perché appunto non li conosco personalmente, però conosciamo i dischi e quindi possiamo avere una chiave di lettura. Citando uno dei miei grandi amori musicali, Eliott Smith, lui ha fatto dei dischi di autoproduzione più cruda passando poi a major senza che la sostanza cambiasse, quindi sono convinto che dipenda molto dall’artista, come pure il desiderio di ampliare il proprio vocabolario o cercare di arrivare a più persone possibili. Forse delle pressioni vengono fatte (ma non è un ambiente che conosco), ma non credo che una major possa alterare il lavoro di un musicista. Ci sono tanti artisti che lavorando con le major hanno avuto tutta la libertà possibile, pensiamo ai Beatles e a John Lennon da solista, magari in America c’è una presenza più attenta, ma sono convinto che dipenda tutto dall’artista.

In “Raw” spazi un po’ tra i generi, con il piacevole blues della canzone natalizia, l’elettronica e l’acustica. Quale brano in questo momento rappresenta di più il Roberto Ventimiglia di oggi e quale invece magari precorre i prossimi sviluppi delle tue sperimentazioni?

Roberto Ventimiglia: forse quello che mi rappresenta di più oggi e mi diverte molto suonare dal vivo è “Forever and a Day”, perché c’è un po’ tutto, è un piccolo compendio del mio presente, come pure 2081. Per gli sviluppi futuri, visto che sto spingendo sull’elettronica, forse potrebbe essere Raw stessa.

A proposito di “Forever and a day”: parla di un amore che indipendentemente da cosa accadrà in futuro, rimarrà scolpito nel cuore e nei ricordi e non perderà mai importanza. Questo atteggiamento di dare un giusto peso alle cose nel tempo presente e nel bilancio degli anni è molto saggio e lungimirante, anche se non sempre facile. Fa parte di te anche in altri aspetti della vita? Lo applichi anche nella musica? Ovvero in ogni momento della tua carriera sei consapevole e programmi i passi che compi o ti lasci trasportare dagli eventi?

Roberto Ventimiglia: una media delle due cose. Ho una idea generale della direzione da intraprendere, esco in mare con la mia barchetta con una idea della direzione da seguire, ma poi mi lascio anche guidare dal vento, in fondo è bello anche così. Non è possibile pianificare tutto, ma non si può neanche vivere senza pianificare mai nulla. Quello che dico nel testo è per me un modo di pensare quindi potrei applicarlo in tutto, tutto quello che ci succede alla fine è per sempre, non si può cancellare. È un atteggiamento che nasconde anche una speranza, un augurio che le cose vadano bene il più a lungo possibile.

A “Forever and a Day” è legato un episodio divertente: il mio discografico Tiziano (Casola, della Gusville Dischi n.d.r.) non ama particolarmente questa canzone e mentre decidevo la scaletta dell’album mi disse “... fosse un disco mio io questa la toglierei, mi sembra proprio di troppo, ma poi decidi tu…” . In realtà già dalle prime recensioni e dalle prove per i live con i ragazzi ha avuto un’ottima accoglienza e io me la rido sempre pensando alle parole di Tiziano, perché la canzone aveva seriamente rischiato di rimanere fuori dall’album!

In entrambi i tuoi album ci sono sempre diverse fotografie del passato più o meno recente, cosa spinge questa scelta?

Roberto Ventimiglia: mi piacciono molto le foto intese come elemento narrativo. Mi piace pescare dall’album di famiglia le fotografie di quando ero piccolo. Forse perché la musica e il voler far musica ha fatto parte di me sin da bambino. Quando giocavo lo facevo anche con la musica, con il mio registratore a cassette già provavo a fare delle piccole autoproduzioni, quindi l’immagine di copertina di Raw per me significa l’inizio di un cammino che ancora oggi sto portando avanti. Cambia il modo di farlo, il bagaglio di conoscenze tecniche, artigianali e manuali aumentano e migliorano, ma lo spirito e la volontà di fare sono sempre gli stessi. Per me è stato sempre fondamentale fare musica e fare da solo i miei dischi artigianalmente.

Parli spesso di “musica artigianale” e di “autoproduzione” è una cosa molto importante per te, come è nata questa attitudine?

Roberto Ventimiglia: per me è una consa fondamentale, è sempre stato così, sono stato proprio cresciuto così. È una cosa che devo anche un po’ al mio maestro in conservatorio Paolo Rotili: più che pensare all’arte alta, d’ispirazione, come di solito viene socialmente percepito l’artista, sono stato educato a guardare il tutto più da una prospettiva di “bottega” come il ciabattino che produce qualcosa con i suoi strumenti.

Hai già in programma delle date dal vivo per presentare questo nuovo album?

Roberto Ventimiglia: la data di partenza è al Sottoscala 9 di Latina venerdì 7 febbraio, il 28 febbraio alle Officine Beat a San Lorenzo, Roma, il 20 marzo all’ex Mattatoio di Aprilia e sabato 18 aprile ad Alatri al Satyricon 2.0. Per ora ci sono queste quattro date ma se ne stanno aggiungendo altre che comunicherò prontamente sulle pagine social. Grande novità di questo giro di concerti è che non sarò più solo, ma saremo in tre più dei supporti elettronici, mi accompagneranno due cari amici e ottimi musicisti: Fabio Accurso al basso e Carlo Furini alla batteria. Ci sarà sempre un piccolo intermezzo acustico per ricordare da dove sono partito ormai due anni fa, ma per il resto rinnovato il sound quindi rinnovati anche i live.

Dunque un musicista e compositore innamorato della musica, fin nei suoi meccanismi più intrinsechi, che trae piacere principalmente dall'ascoltare e fare musica senza inseguire il successo fine a sé stesso. In attesa di vederlo dal vivo, dal 31 gennaio giorni potremo addentrarci nell'ascolto del suo secondo album Raw.

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