L’Ultimo Giorno di un Condannato a Morte: spettacolo della Compagnia il Gruppo dell’Arte a Opera Prima

Un tema importante per uno spettacolo che vede il patrocinio di Amnesty International e due protagoniste di grande bravura e complicità che sul palco sanno far riflettere ed emozionare nella trasposizione dell'omonimo romanzo di Victor Hugo

Lavori forzati a vita o la pena di morte? meglio morire! Questa è la primissima opinione del condannato a morte che Elisabetta Femiano interpreta nella rivisitazione del celebre romanzo di Victor Hugo che ne fa la Compagnia Teatrale il Gruppo dell’Arte, accanto ad Agnese Chiara D’Apuzzo di Opera Prima Teatro.

Lo spettacolo “Ultimo Giorno di un Condannato a Mortein programmazione in questi giorni presso Opera Prima di Latina e al Fellini di Pontinia si svolge in una scena essenziale: un atto unico che vede le due attrici insieme sul palco in un intreccio di voci e pensieri, quelli di un uomo che prende atto che a breve sarà giustiziato e deve aspettare per sei settimane la sua esecuzione.

Cosa gli passa per la testa? Quali sono le sue paure, i suoi sentimenti? Come cambia il modo di osservare il mondo? Quali sono i ricordi dai quali è più difficile accommiatarsi? Come si comportano le persone accanto a lui? Come è possibile che la morte di una persona possa lasciare indifferenti?

Il romanzo breve di Victor Hugo è una chiara denuncia contro la pena di morte, estrema risoluzione punitiva messa in atto dallo Stato, che già nel 1829 faceva discutere.  La trasposizione di Danilo Proia, che ne cura anche la regia, è un canto a due voci della disperazione di un uomo che non vuole abbandonare la vita prima del tempo, di un uomo che sa la data del giorno della sua morte e questo lo porta disperatamente a pensare a tutto quello che non potrà fare, a tutto quello che lascia, alla sua figlioletta che ha solo tre anni e del padre non avrà nessun ricordo se non l’infamia della sua condanna.

Il testo non giudica e non racconta il crimine che ha commesso il nostro protagonista, quello che entra in campo è la disperazione e la solitudine, ma soprattutto l’indifferenza di uno Stato che si erge a giudice e decreta sulla vita e la morte di una persona. Uno Stato che decide arbitrariamente che un uomo non avrà più l’opportunità di vivere, di pensare, di amare e di redimersi. Quello che viene sottolineato è l’indifferenza della società verso l’esecuzione a sangue freddo di un uomo, come se il crimine commesso desse l’autorizzazione ufficiale a una vendetta pubblica.

Elisabetta Femiano racconta in prima persona le vicende del protagonista, il memoriale che Hugo gli ha fatto mettere per iscritto, con la bravura che da sempre la contraddistingue, soprattutto nei ruoli più drammatici, in un turbine di emozioni che sà rendere realistiche e condivisibili, con gli alti e bassi di chi oscilla tra la speranza di poter ottenere una grazia (magari i lavori forzati a vita!) e la disperazione più cupa di non poter vivere la propria vita fino in fondo.

Agnese Chiara D’Apuzzo, alter ego del protagonista, interpreta anche i diversi personaggi secondari che l’uomo incontra nei suoi ultimi giorni, in una versatile ed eccellente perfomance che include diversi registri e per un breve momento il canto.

Questi personaggi minori: secondini, gendarmi e persino il sacerdote che lo incontra prima del momento fatale, nessuno di loro ha compassione per il suo stato d’animo, nessuno da importanza al fatto che una vita sta per spegnersi, per loro il nostro protagonista è solo uno dei tanti che vengono condannati a morte ogni giorno, una pratica da sbrigare.

Alcune scelte registiche come l’inserimento di brani musicali moderni, o l’idea di far raccontare a una donna la storia di un uomo, sottolineano come il tema della pena di morte sia sempre attuale e universale, in totale sintonia con le parole di Hugo, e viene brillantemente simbolizzato con un palloncino rosso che per un momento svolazza in scena e che all’improvviso viene scoppiato con uno spillo.

Lo spettacolo, oltre che nella grande interpretazione delle due attrici e nel tema che scuote le coscienze, vede il suo punto di forza nel ritmo, in un uso espressivo delle luci, e soprattutto nella grande complicità che Elisabetta Femiano e Agnese Chiara D’Apuzzo dimostrano in scena, le due voci che si alternano e sovrappongono in un altalena di emozioni, in un cinico botta e risposta tra speranza e disperazione.

Uno spettacolo importante, che invita a riflettere e ad aprire gli occhi su un tema che, sebbene non tocchi direttamente l’Italia, è purtroppo sempre di scottante attualità.

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