Bufera sul candidato del M5S, Dessì: “Casa a 7 euro? Lo impone la legge regionale”

Una diretta Facebook dell’aspirante senatore per raccontare la sua versione dei fatti: “Non sono la persona che viene rappresentata”

(fonte foto Facebook)

Una diretta Facebook per raccontare “la sua versione dei fatti”. A parlare il candidato al Senato del Movimento 5 Stelle Emanuele Dessì finito nella bufera in questi ultimi giorni prima per un video del 2014 circolato in rete che lo vedeva in compagnia di Domenico Spada, esponente dell’omonimo clan di Ostia, e per un post in cui raccontava di aver menato un ragazzo rumeno, e poi per la questione della casa popolare in affitto a meno di 100 euro al mese

L’aspirate senatore grillino, in corsa al proporzionale nel collegio Lazio 3 (che racchiude Frosinone, Roma Fiumicino, Latina, Velletri) con una diretta Facebook ha detto la sua, “ha voluto fare chiarezza” soffermandosi su ogni punto, “dopo quattro giorni difficili”. “Voglio che alla fine, soprattutto gli attivisti e il Movimento abbiano chiara la situazione. Non mi sento assolutamente la persona che viene rappresentata. Non pensavo che la mia immagine, e di conseguenza quella del Movimento, potesse essere denigrata, diffamata e umiliata in maniera così becera”. 

Il video con Domenico Spada

Si parte dal video in cui Emanuele Dessì compare mentre balla insieme a Domenico Spada. “Si tratta di un video girato nella primavera del 2014 durante la campagna elettorale - spiega -. Era un video promozionale; uno dei miei spezzoni era stato girato in una delle palestre di pugilato che allora frequentavo in cui c’era anche Domenico Spada, allenato da un mio amico. Qui la prima smentita netta delle ricostruzioni giornalistiche - prosegue il candidato grillino -: io non frequentavo nessun clan Spada, nemmeno lo conosco; non frequentavo Domenico Spada, ma andavo solo a vedere come si allenava un campione del mondo. Mi interessava il suo talento. In quel periodo lui era un esempio dal punto di vista sportivo, è stato premiato da Delrio e Malagò con il collare d’oro”.

Il post sul ragazzo rumeno picchiato 

Altra questione quella del post del 2015 in cui Dessì raccontava di aver picchiato un ragazzo rumeno. "Era tutto pubblico da anni - ha detto l’aspirante senatore del M5S durante la diretta Facebook -. Non volevo menare quella persona, è capitato in una serata particolare e mi scuso di quel gesto. Camminavo con mia moglie e un ragazzo che stava seduto su una panchina con altri tre mi chiede una sigaretta. Io non fumo e gli rispondo di non averla, lui mi sputa sui piedi e si gira. Mia moglie - prosegue Dessì -gli ha chiesto 'ma cosa fai' e lui ha detto in romeno una volgarità. Poi mi ha sputato di nuovo. Forte dell'esperienza pugilistica l’ho colpito, dovevo difendere mia moglie e i miei figli. Ho sbagliato poi a condividere uno sfogo. Non sono un razzista e non sono uno spaccone. Io aborro la violenza”.

“Questa mia enorme esposizione mediatica di questi ha dunque anche un risvolto politico - ha rincarato l’aspirante senatore -. Tutto quello che è emerso non a caso è uscito fuori il giorno dopo la presentazione delle liste, tutto creato ad arte per colpire l’intero Movimento 5 Stelle”. -

La casa in affitto a 7 euro

Poi la questione della casa popolare in cui vive Dessì. ”La storia di questa casa - spiega - nasce nel 1943 quando col bombardamento a Frascati la mia famiglia perse tutto. Mio nonno insieme ad altri concittadini rese un’abitazione civile una casa distrutta durante la guerra; mia nonna ci andò ad abitare e lì rimase fino al 1987 anno della sua morte; poi il Comune chiese a mia madre il rientro in possesso della casa di Frascati e si aprì una vertenza che portò nel 1989 a una sentenza che rigettava l’istanza del Comune sulla domanda di restituzione dell’immobile, che viene quindi dato a mia madre che era erede diretta”. Il contratto definitivo, dichiara Dessì, risale poi al 1999. 

Poi i chiarimenti sui 7 euro di affitto. “E’ la legge regionale che stabilisce il canone di locazione; e nonostante non lo decidessi io, ho chiesto più volte ripetutamente di pagare una cifra più alta e congrua, anche 200 euro, perché io per primo ritengo vergognoso un affitto di questo importo, però la legge lo impone, il Comune ha fatto istanza di rigetto ogni volta che provavo”. E sul reddito dichiarato: “L’azienda che ho aperto su Frascati con mia moglie, dopo i primi sprazzi e investimenti, non ha funzionato con il fatturato sceso miseramente negli ultimi tre anni. Non mi sono potuto segnare come dipendente, l’unico reddito che mi arriva è dagli utili dell’azienda, ma l’azienda non li ha” ha concluso Dessì specificando che è una sola l’azienda che lui ha. 

Il comunicato del Comune di Frascati 

"L'assegnazione della casa a Emanuele Dessì è regolare e non risulta moroso” precisa il Comune di Frascati a proposito dell’abitazione. "Per completezza di informazioni, lo stesso Dessì si era reso disponibile ad aumentare il valore del canone mensile corrisposto ma ciò non è stato possibile perché il Canone è correlato al reddito dichiarato", precisa ancora la nota. "Dalle verifiche svolte risulta che il signor Emanuele Dessì è in possesso di regolare assegnazione fin dal 1989 e non risulta moroso", si legge nella nota del Comune di Frascati. L'amministrazione comunale inoltre precisa che "ha da tempo avviato un'azione di controllo, attraverso gli uffici dei Servizi Sociali, per verificare la posizione degli assegnatari degli immobili Erp. L'iniziativa mira a verificare se sussistano situazioni irregolari. Nel caso verrà posto rimedio".

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