Caso Gommalandia, Zuliani al commissario: “Restituire l’area verde al pubblico”

L'appello dell'ex consigliera del Pd che più volte era intervenuta sul caso e sollecita il Comune a redigere il contratto vincolante per la società che gestisce il parco da 9 anni senza obblighi nei confronti dell'Ente

L'ingresso di Gommalandia

Restituire al pubblico l’area verde”. Questo l’appello dell’ex consigliera del Pd, Nicoletta Zuliani, che torna sul caso di Gommalandia e si rivolge direttamente al commissario Barbato, ricordando come "l'area verde sulla quale sorge il parco giochi, in viale Pierluigi Nervi, è di proprietà comunale, ma la gestione dello spazio non è regolata da alcun contratto”.

Durante la consiliatura l’esponente del Partito Democratico era più volte intervenuta sul caso dell’irregolarità “di cui è senza dubbio colpevole il Comune di Latina da ormai 9 anni – scrive in una nota -, lasciando di fatto godere la società che gestisce il parco di tutti i benefici di quella che è una vera e propria inadempienza dell'amministrazione comunale”.

La consigliera uscente ha quindi deciso di esporre direttamente il caso al commissario prefettizio Giacomo Barbato, perché analizzi la situazione e ponga fine alla lunga attesa dei cittadini di Latina per la fruizione gratuita dell'area verde pubblica. “Il commissario intervenga. L'accesso al parco deve essere regolamentato secondo gli orari stabiliti dalla delibera e la società deve essere vincolata, finalmente, da un contratto perché l'area venga resa accessibile da un ingresso separato” - afferma l'esponente del Pd.

I PRECEDENTI INTERVENTI - Zuliani ha messo in evidenza il caso nell'estate del 2012, prima con video esplicativo, poi con diversi interventi in consiglio comunale, tra cui anche un'interrogazione a risposta scritta rivolta all'assessore al Patrimonio, che all'epoca era Pasquale Maietta ed alla quale non ha mai fatto seguire una risposta.

“La prima concessione del parco giochi risale al 2002 – ricorda l’ex consigliera -, quando Gommalandia si trovava ancora nella sede di viale Le Corbusier. Poi il Comune aveva autorizzato il trasferimento nell'attuale posizione, a partire dal 4 marzo 2005 (con deliberazione n.99/2005) con concessione di "utilizzo, mantenimento e custodia dell'intera area tale da poter garantire la pulizia e l'efficienza del parco pubblico, tramite la discreta presenza del personale dipendente della stessa società". Nella delibera venivano poi indicati gli adempimenti ai quali si sarebbe dovuta attenere la società: la realizzazione di un chiosco bar che ancora oggi, dopo 9 anni, non risulta esistere all'interno dell'area verde, così come l'accesso separato all'area verde pubblica, costituito da due colonne di tufo alte tre metri, ed i tre bagni pubblici (uomini, donne, portatori di handicap) in un gazebo di legno pavimentato in cemento con mattonelle antiscivolo”.

Ad oggi l'accesso al parco giochi è ancora unico e prevede – puntualizza Zuliani – il pagamento di una tariffa d'ingresso, come se l'area anziché del Comune fosse del privato, il quale continua a trarre profitto da un bene pubblico. Questo per colpa del Comune stesso”.

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