Province, Latina accorpata a Frosinone: dura la reazione di Cusani

Il presidente della Provincia: "Non è questa la riforma istituzionale di cui il Paese ha bisogno; nuove circoscrizioni che nasceranno dalle ceneri dell'accorpamento avranno dimensioni ingestibili"

Immediata la reazione del presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, poche ore dopo la notizia dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legge sul riordino delle province. Decreto che nel ridurre a 51 le provincce italiane, comprese le 10 città metropolitana, sancisce anche l’accorpamento di Latina a Frosinone.

Un disegno che non va giù al numero uno di via Costa che in una nota dà libero sfogo alle sue perplessità e alla sua rabbia.

“Irreversibile” e’ solo il termine del mandato del ministro Padroni Griffi allorquando la parola tornerà, come è giusto che sia, al corpo elettorale e ad un Parlamento nuovamente rappresentativo di quelle istanze localiste avversate dal Ministro” esordisce Cusani.

Non è questa la riforma istituzionale di cui il Paese ha bisogno: questo è solo l’ennesimo succedaneo, inadeguato e capace di produrre solo ulteriore inefficienza e fonti di spreco. Le nuove circoscrizioni che nasceranno dalle ceneri dell’accorpamento avranno dimensioni ingestibili da parte di una governance lontana dalla gente: nel Lazio genererà una maxi provincia da 1.053.859 abitanti, distribuiti su 124 comuni, insistenti su 5.495 km/ q, pari alla regione Liguria, capace di generare un Pil annuo pari a 24.317 milioni di euro il che equivale a dire una produzione superiore a quella della regione Umbria (21.623) quasi pari a quella della regione Abruzzo (28.371); quasi quattro volte superiore a quella della regione Basilicata (6.479)”.

Leciti pertanto – continua Cusani - appaiono i motivi di preoccupazione per l’assetto della nostra Regione e contenute nella manovra di riordino della quale il Ministro va fiero, ma che si rivela anche aggi, al varo del decreto che ne detterà i tempi, decisamente idonea a ridisegnare un assetto istituzionale capace di raccogliere le istanze del territorio e dare la giusta opportunità di crescita tanto alla Capitale, quanto alle realtà provinciali da rivisitarsi certamente in ragione del perseguimento di una maggiore razionalizzazione di spesa e competenze, ma guardando alla capacità di rispondere in modo organico alla loro rappresentatività territoriale e peculiarità storica, coniugando sviluppo sostenibile e sintesi territoriale. Il rigore, il contenimento delle spese, la razionalizzazione delle risorse sono i “temi dell’emergenza” che non può annichilire la portata del dibattito politico su riforme istituzionali serie e necessarie ad invertire la rotta”.

Serve una nuova fase istituzionale che rafforzi identità ed unità - conclude la nota -, consolidandone i punti di forza anche attraverso la distribuzione dei poteri in una nuova articolazione territoriale ed istituzionale in modo da rendere più efficiente ed efficace l’azione amministrativa dei livelli istituzionali e sostenere al meglio i processi di rientro da una crisi che si paventa all’orizzonte inarrestabile. Il Ministro ha svolto i “compiti a casa”, cancellando le Giunte, fissando termini di scadenza come fossimo prodotti deperibili ancora una volta abdicando al delicato ruolo affidatogli: servire il Paese. Quanto mai inopportuno compiacersi di questo risultato!”

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