Il Pd ritira il ricorso, Di Giorgi si dimette da consigliere regionale

Giornata campale per la chiusura della querelle sul doppio incarico. Il primo cittadino: "Il mio caso farà giurisprudenza". De Marchis: "Soddisfatti del risultato. Il sindaco non faccia il furbo"

Giovanni Di Giorgi

 

Si chiude in una giornata ricca di eventi la contesa giudiziaria sul doppio incarico di Giovanni Di Giorgi e quella sul ricorso elettorale presentato da Claudio Moscardelli. Il sindaco di Latina si dimette da consigliere regionale mentre il Pd annuncia il ritiro dell’azione popolare presso il tribunale civile e l’intenzione di non appellarsi al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, che ha giudicato infondato il ricorso per il riconteggio delle schede.

Su chi abbia mollato per prima la presa resta però la disputa: se il primo cittadino rimarca il fatto di essersi dimesso visto che i ricorsi sono venuti meno e la sua situazione d’incompatibilità si è finalmente “cristallizzata”, il Partito democratico afferma di aver rinunciato ai ricorsi solo dopo aver preso atto delle dimissioni di Di Giorgi. Il tutto è avvenuto nel giorno in cui il tribunale civile avrebbe dovuto affrontare il tema dell'azione popolare avanzata dal Pd contro il doppio incarico.

"Il mio era un caso unico in Italia e farà giurisprudenza" ha rimarcato il sindaco di Latina, che questa mattina ha protocollato in Regione le sue dimissioni da consigliere. Il suo posto alla Pisana sarà preso da Lilli D'Ottavi. "Fin dall'inizio - ha affermato in una conferenza stampa - ho dimostrato di voler fare il sindaco a tempo pieno. E per dissipare ogni dubbio avevo rinunciato alla presidenza della commissione regionale ai trasporti e agli emolumenti da consigliere regionale".

Di Giorgi si è detto sicuro che il ricorso presentato dal Pd contro il suo doppio incarico fosse infondato. "Se non fosse stato così, non credo il Pd vi avrebbe rinunciato" ha affermato, ricordando peraltro che lo stesso De Marchis ha votato la convalida della sua elezione a sindaco e che l'azione popolare si sarebbe dovuta esercitare entro 30 giorni.

Il Partito democratico offre tutt’altra dinamica sul rapporto causa-effetto tra il ritiro dei loro ricorsi e le dimissioni da consigliere regionale del sindaco di Latina. “La ricostruzione fatta dal sindaco Giovanni Di Giorgi - afferma il capogruppo consiliare del Pd, Giorgio De Marchis - è errata e fuorviante. Già in una conferenza stampa, mesi fa, tentò di mischiare le carte confondendo l'opzione tra le due cariche con le dimissioni. Di Giorgi non faccia il furbo: si dimette il 19 marzo 2012 solo perché costretto dall'udienza che incombeva e noi siamo soddisfatti del risultato, cioè il ripristino della legalità per il ruolo del primo cittadino del capoluogo e il fatto che noi, come opposizione abbiamo svolto il nostro ruolo di indirizzo e di controllo”.

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De Marchis, nel corso di una conferenza stampa, ha sottolineato che il Pd non avrebbe mai rinunciato al ricorso davanti al giudice civile di Latina se non avesse avuto la garanzia scritta delle dimissioni di Di Giorgi da consigliere regionale. “Se non ci fosse stato il nostro ricorso civile - ribadisce - avrebbe tirato avanti con le opzioni e altre scuse”.

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