"Il patto per la città" di Forte: combattere povertà e garantire trasparenza

Il candidato sindaco del Pd all’esito delle primarie: “proposte insieme agli altri componenti, procedere uniti e no a questioni di partito. Obiettivi: c’è bisogno di una macchina amministrativa snella e verificabile e di progettare processi partecipativi

“Un bisogno di rinnovamento che deve passare per metodi e contenuti”.  Questa la premessa del candidato sindaco del Partito Democratico Enrico Forte, che oggi, nel corso di una conferenza stampa, ha commentato un primo dato importante, (quello dell’affluenza alle primarie di ieri che lo hanno visto in testa con 3.512 voti, il 56,5%), “che dà la possibilità al Partito Democratico di rappresentare un riferimento sociale importante”, per poi anticipare le priorità di quella che sarà una lunga campagna elettorale in vista dell’appuntamento della prossima primavera.

Dopo la sfida contro Paolo Galante, quello portato a casa ieri “è un risultato che attesta la vittoria di tutti, patrimonio dell’intero partito. L’obiettivo è costruire proposte insieme gli altri componenti del partito, bisogna procedere uniti - ha commentato, - quello di ieri non è stato un congresso e non intendo usare tale risultato per aprire una questione interna al partito”.

Forte sottolinea un "profondo bisogno di rinnovamento e definisce come vera sfida la costruzione di una macchina amministrativa trasparente, che assicuri processi decisionali condivisi, a partire da urbanistica e bilancio partecipato".

Nella prima fase della composizione delle liste e nell’analisi di un assetto sociale e culturale profondamente modificato negli ultimi anni, il candidato sindaco del Pd parla di “ un patto per la città, che garantisca una linea amministrativa verificabile e controllabile, in un’ipotesi di natura programmatica condivisa".

E se si ragiona per priorità, Forte non ha dubbi nell’indicare una vera e propria emergenza sociale, il livello di povertà raggiunto in questi ultimi anni, fasce deboli che vanno crescendo a dismisura.  “In una città di questo secolo, e non con lo sguardo rivolto al passato, occorre chiamare a raccolta le forze del volontariato e dell’associazionismo”.

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Poi un riferimento ai locali scempi urbanistici e a sregolati sistemi di servizi che caratterizzano alcune zone, “scene che in questa città non devono più vedersi”: a tal proposito porta l’esempio di alcune aree di nuova edificazione che sorgono a Latina scalo, solo cemento che nasce in assenza di servizi base come collegamenti e illuminazione.

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