Elezioni 2016, lettera ai candidati: Coletta risponde all’appello dei parroci

Nei giorni scorsi l'appello dei parroci di Latina agli aspiranti sindaco ad "avere passione per il proprio territorio". La risposta del candidato di Latina Bene Comune: "La Politica è chiamata ad amministrare cose, ma soprattutto deve porsi al servizio delle persone"

Anche Latina Bene Comune, per voce del suo candidato sindaco Damiano Coletta, risponde all’appello che i parroci nei giorni scorsi hanno rivolto agli aspiranti sindaci del capoluogo pontino. 

Parroci che avevano esortato i candidati gli ain questa campagna elettorale in vista delle consultazioni del 5 giugno, ad “avere passione per il proprio territorio”. 

Passione per la città, per la legalità e per l’impegno comune per le cause comuni: i tre punti fermi su cui si erano soffermati nella lettera aperta indirizzata ai candidati. 

Di seguito la risposta di Latina Bene Comune: 

Carissimi parroci e viceparroci,

i contenuti del vostro appello e gli stimoli del nostro Vescovo mons. Mariano Crociata sono chiari: passione, legalità, bene comune, privi delle ambiguità che hanno caratterizzato grandissima parte della classe politica della nostra città.

Una città non è solo un insieme di cose, è un insieme di persone, ciascuna con i propri bisogni, diritti e aspirazioni. La Politica è chiamata ad amministrare cose, ma soprattutto deve porsi al servizio delle persone. Una comunità dimostra il suo livello di civiltà e di sviluppo dalla sua capacità di dare risposta ai bisogni, in particolare delle fasce più deboli della popolazione, le più indifese.

Il 18 marzo sulle locandine di una nostra iniziativa sul welfare locale campeggiava questa frase: “A tutti si fa chiaro che in una città un posto deve esserci per tutti”. Sono parole di Giorgio La Pira, indimenticato sindaco di Firenze ed esempio, anzi un modello per il nostro movimento.

È necessaria una riflessione ampia sulla carenza di strutture di pronta accoglienza sul nostro territorio, sui luoghi in cui chi non trova più il filo della propria storia possa essere aiutato a formulare nuove strade e ripartire. Inoltre, non ci possiamo illudere che immigrazione e convivenza civile tra etnie e religioni differenti siano fenomeni su cui la nostra comunità non sia chiamata a portare avanti delle scelte culturali e politiche. Una città di ghetti è più infelice, più insicura, produce tensioni dannose al suo sviluppo. 

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