Mancini garantisce: “Dimostreremo quanto di buono fatto. Il Latina non fallirà”

Il neoeletto presidente spiega i motivi dell'avvicendamento, dice la sua su mercato, debiti, stipendi e garantisce sul futuro della società nerazzurra

C’è ottimismo nella parole del neopresidente Benedetto Mancini. Nonostante un’istanza di fallimento che rende ansiose le notti dei tifosi, nonostante l’angosciante massa debitoria alla quale bisognerà far fronte. Ma la da poco subentrata società nerazzurra tranquillizza l’ambiente in una animata conferenza stampa, che ha visto una ‘prefazione’ piuttosto accesa con alcuni esponente della tifoseria che hanno chiesto conto a Mancini delle sorti della propria squadra.

“Non abbiamo preso in considerazione le ipotesi di fallimento, perché non falliremo”. Una frase secca, a chiosa l’incontro con la stampa, e che dice molto sulle intenzioni della nuova società: salvare il Latina, nonostante l’impresa sia complessa quanto scalare l’Everest.

“C’era la necessità di trovare una più facile linea decisionale per i prossimi eventi che accadranno e gli impegni societari – ha dichiarato – I nostri legali hanno ritenuto più opportuno trasformare il Consiglio di Amministrazione in amministratore unico, per evitare buchi e vuoti decisionali in momenti che potrebbero contemplare una decisione immediata. In quel momento abbiamo fatto le dimissioni di tutto il CdA, ovvero io, il presidente Ferullo e Regina Wainstein”, precisa Mancini nello spiegare i motivi dell’avvicendamento con Ferullo. Che non è scappato, come qualcuno ha maliziosamente pensato (“È ancora qui, ieri e oggi è stato tutto il giorno con noi).

“In assemblea si è votato all’unanimità che il nuovo presidente fossi io, mi hanno chiesto loro di farlo e ho accettato. La decisione è stata presa in 10 secondi, c’è da lavorare e andare avanti su quanto detto finora. La strada è importante, ci difendiamo su una cosa che non ci riguarda e riguarda la vecchia gestione. Porteremo nelle dovute sede i numeri del Latina e quanto di buono fatto. Grazie a tutta la struttura tecnica organizzativa, da Lucchesi a Facci a Francavilla, tutti hanno partecipato a questo mese. Io l’ho vissuto insieme a Ferullo negli incontri a Milano e posso garantirvi che convincere l’ambiente calcio che il Latina stava cambiando pagina non è stato semplice. In ogni incontro fatto non è mai stato accennato minimamente alla vecchia gestione, non ci interessa quello che ha fatto. I bilanci sono pubblici e sono aggravati dall’istanza, ma la strada è la stessa e stiamo percorrendola con tanta volontà e credendoci, altrimenti l’avremmo interrotta prima perché avevamo tutte le possibilità nel momento dell’istanza fallimentare, ma non l’abbiamo fatto. Crediamo in quello che stiamo facendo e continueremo a farlo per tutelare questo patrimonio. Sta a noi, demandati in questo momento a farlo, riuscirci”.

Nessuna fuga, dunque, né motivazioni oscure dietro l’avvicendamento. Solo una mera necessità di semplificazione, di identificare la società con un unico rappresentante: “Lo faccio con volontà e abnegazione, continuiamo sullo stesso identico lavoro, cercando di portare a termine il lavoro prefissato a dicembre con una salvezza tranquilla. Il giocatore che stiamo prendendo contribuirà a questo, poi programmeremo la prossima stagione con gli obiettivi. Ci sono tante cose da sistemare, tante sfaccettature nella riorganizzazione di una società professionistica. Ho chiesto collaborazione, è importante che questo momento si viva insieme a media e tifosi. Da parte nostra c’è sempre stata chiarezza, ho sempre detto la verità e continueremo a fare la stessa cosa“.

Non vuol sentire parlare di fallimento. Mancini è convinto che il lavoro fin qui svolto dalla nuova società porterà buoni frutti e sarà apprezzata anche in tribunale: “La sicurezza deriva “Da un atto fatto con un impegno preciso davanti a un pubblico ufficiale di risanare le perdite in un periodo determinato. Questo non fa parte dell’istanza fallimentare ed è stato fatto il 27 dicembre. C’è qualcuno che si è impegnato fisicamente firmando l’acquisto del Latina e il ripianamento delle perdite, è un impegno importante che conoscevamo a dicembre ed era programmato per un tot di tempo con un progetto finanziario che fosse di pari passo con la crescita della società. Ci andremo a difendere con dovute maniere e carte già prese. Siamo sereni perché l’operazione fatta a gennaio di ripristino di un ordine dei conti è già qualcosa in più di quello che c’era nell’istanza di fallimento”

I debiti tuttavia restano tanti (9 milioni circa), esigua invece l’esposizione con l’erario che non raggiunge i 300mila euro e che è stata soggetta a rateizzazione. Mancini rivendica alcuni risultati già evidenti, ottenuti grazie a una campagna acquisti votata all’austerity anche per sistemare delle situazioni oggettivamente illogiche, come quella di Boakye: “Abbiamo dimezzato il monte ingaggi, era impossibile che un giocatore valesse più del fatturato del Latina. C’era necessità di mettere ordine a dei conti che erano fuori controllo”. Risposte piccate a chi pensa che le cessioni abbiano comportato un depauperamento tecnico della squadra: “Non abbiamo toccato difesa e centrocampo, abbiamo venduto forse il più importante giocatore, che è Scaglia. Ma lo abbiamo sostituito con quattro soluzioni in attacco”.

Ultimi chiarimenti sulla diffida, sulle contromisure e sulla nuova proprietà: “La diffida è stata fatta in relazione all’istanza di fallimento, non sul bilancio. Nell’istanza ci sono contestate alcune cose nel bilancio, numeri che non potevamo sapere. L’insolvenza? C’è un piano finanziario, useremo tutte le agevolazioni che ci permette la legge”. E sugli altri due protagonisti, Wainstein e Ferullo precisa: “Sono i soci della Ies, la soceità che detiene il 100% del Latina”. E poi le garanzie su stipendi e salvezza del Latina calcio: “Pagheremo gli stipendi entro il 16, dobbiamo farlo per non prendere la penalizzazione. Non falliremo”.

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