Euro 2012, Italia quanto amore. E Latina festeggia così

Passato in sordina il girone di qualificazione, con la vittoria di ieri degli azzurri, i latinensi sono riscesi in piazza. Un amore mai sopito per l'azzurro, ma forse qualcosa è cambiato

I festeggiamenti in Piazza del Popolo

 

Alla fine, dopo un’estenuante attesa di ben oltre 120 minuti, ieri l’Italia ha potuto innalzare al cielo il suo grido di gioia per la legittima vittoria sulla compagine di sua maestà. E per le strade di Latina sono riaffiorati i caroselli, come non accadeva da un po’; impossibile non sottolineare quel magico potere che ha la maglia azzurra di riuscire ad aggregare l’intera comunità.  

 

“THAT’S AMORE” – Alla fine ci si riaggrega tutti sotto i bellissimi colori della bandiera nazionale. Anche solo per qualche oretta, anche se solo per motivi prettamente pallonari. Ieri piazza del Popolo era affollata da un qualche centinaio di persone, ed era un bel vedere tutta quella gente festante. L’Italia è un paese di santi, poeti, navigatori e (aggiungiamolo!) di calciofili. Lo dimostrano anche gli indici d’ascolto della rai che ieri hanno sfondato il picco dei 21 milioni e ottocentomila dopo la parata di Buffon e il concomitante calcio di rigore di Diamanti. Insomma: toglieteci tutto ma non il pallone!

 

AMARCORD – Eppure le strade di ieri non ricordano in chi scrive altre strade affollate, risalenti a qualche decennio fa. Correva la torrida estate del 1994; la compagine azzurra di allora, guidata da Arrigo Sacchi, faceva soffrire gli italiani, dopo un girone di qualificazione a dir poco da cardiopalmo. Dagli ottavi di finale in poi iniziò il vero show degli azzurri, con un Roberto Baggio che saliva in cattedra e stupiva milioni e milioni di italiani disegnando pennellate di puro calcio. Era un amore per la nazionale diverso, probabilmente più puro e più sentito. Oltre Piazza del Popolo, nei mesi di quella calda estate, i caroselli sfilavano per tutta Piazza della Libertà, in un clima di totale frenesia, molta più frenesia. “Qualcosina” evidentemente è cambiato. La congiuntura economica è cambiata (e con lei lo spread); gli scandali del calcio, che allora erano ben celati, e ora non lo sono più. Svelate le magagne, del calcio ora rimane solo una bella facciata, un normale passatempo e, per i calciofili, una passione sfrenata. Senza dimenticarsi di essere un traino popolare di assoluta efficacia.

 

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