Venerdì, 14 Maggio 2021
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Autisti delle ambulanze: in prima linea nell’anno della pandemia e ora senza lavoro

Il caso di una sessantina di autisti in tutto il Lazio, di cui quasi un terzo nella provincia di Latina, assunti nel 2020 con un’agenzia interinale e ora rimasti a casa. Il loro sfogo: “Non lasciateci soli”

Sono stati anche loro in prima linea nell’anno della pandemia da coronavirus, e ora si ritrovano senza lavoro. Sono gli autisti delle ambulanze dell’Ares 118 per i quali, assunti tra il febbraio e l’aprile del 2020 attraverso un'agenzia interinale, anche per sopperire alla carenza di personale, lo scorso 16 marzo è stato l’ultimo giorno di lavoro. Sono circa 65 persone in tutto il Lazio, tra le 15 e le 20 nella provincia di Latina che in questo anno hanno lavorato nelle diverse postazioni tra il nord e il sud del territorio pontino, a vivere ora la stessa drammatica situazione.

“Siamo stati assunti tramite agenzia interinale per tamponare la carenza di personale ed in previsione anche dell’emergenza coronavirus. Un primo contratto di quattro mesi poi con proroghe siamo arrivati al 16 marzo - ci racconta Vincenzo, uno degli ormai ex autisti delle ambulanze che chiedono di non abbassare l’attenzione sulla loro situazione -. Abbiamo fatto tutti i corsi di formazione per poter lavorare specificatamente sulle ambulanze, terminati i quali siamo subito diventati operativi e siamo scesi in strada, impegnati in soccorsi di tutti i tipi anche per il coronavirus. Molti di noi si sono reinventati per poter lavorare, abbiamo vissuto sulla nostra pelle, con professionalità, questo anno difficile di pandemia; alcuni di noi si sono anche contagiati, con tutti i rischi per le nostre famiglie. Avevamo turni di 12 ore che a volte diventavano anche di più; abbiamo aspettato con i pazienti a bordo in fila davanti al pronto soccorso”.

Ma ora rimangono senza lavoro. Dopo l’ultimo concorso dell’Ares, bandito proprio per autisti professionisti, si sta provvedendo ad assumere chi è entrato in graduatoria. “Non contestiamo il concorso dell’Ares né tantomeno chi entrerà dalla graduatoria. Però in passato è accaduto che autisti assunti per emergenze come interinali, come anche altre figure professionali, sono poi stati stabilizzati. Perché allora in questo caso non è possibile? Siamo un caso storico ed il risultato è che ora siamo noi in mezzo alla strada con le nostre famiglia”.

E’ uno sfogo accorato quello di Vincenzo. “Quello che chiediamo è di rimanere a lavorare all’interno dell’Azienda. Un’Azienda che ci ha formato e a cui chiediamo di non lasciarci soli - ci dice -. Ho provato a partecipare ai concorsi banditi in diverse parti d’Italia ma non posso perché non ho il requisito dei 5 anni di autista di ambulanza e sono tagliato fuori purtroppo”.

“La nostra rabbia e il nostro sfogo stanno tutti qui. Noi vorremmo rimanere a lavorare in questa azienda a cui in questo anno abbiamo dato tutto; umilmente e senza alcun atteggiamento di pretesa ci siamo proposti alla direttrice per ricoprire qualsiasi altra mansione o ruolo, vista anche la nostra esperienza di soccorritori. Sappiamo che la situazione è difficile; quello che chiediamo è di non sprecare questo anno di nostra esperienza acquisita e di sacrifici anche nell’interessa della stessa Azienda che ha investito su di noi, visto anche il periodo che sta vivendo la sanità che ha bisogno di persone formate. Chiediamo di non essere gettati nel dimenticatoio, di essere reinseriti, di trovare una figura da ricoprire anche per noi. Al momento siamo soli e la nostra voce è talmente piccola che stiamo cercando di fare di tutto per essere ascoltati”. 

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