Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Alta Diagnostica, via libera al nuovo progetto. Manca solo l’approvazione del Consiglio comunale

Ma il Comitato vuole la prima versione del Centro e chiede la convocazione del Consiglio di vigilanza

E’ pronto il nuovo progetto di rimodulazione del Centro di Alta Diagnostica di Latina. Ad approvarlo definitivamente il Consiglio di amministrazione della Fondazione Sanità e Ricerca che nelle scorse settimane ha ultimato l’iter prima che il Consiglio comunale del capoluogo pontino dica l’ultima parola approvando la relativa delibera per far partire la seconda versione del progetto, quello rimodulato che prevede che i macchinari Tac Force e Rm 3 Tesla vengano ospitati all’interno della struttura del Santa Maria Goretti e non più nei locali attigui alla facoltà di Medicina in viale XVIII Dicembre e che la gestione sia affidata alla Asl. Così, a distanza di tre anni dalla firma dell’accordo di programma tra Comune, Provincia, Asl, Università e Fondazione Sanità e Ricerca, il  Centro di Alta Diagnostica dovrebbe vedere la luce avendo superato una serie di ostacoli tecnici e politici.

Chi però non è assolutamente convinto di questa soluzione è il Comitato pro Alta Diagnostica che chiede la convocazione del Collegio di vigilanza. “Non capiamo perché ci si ostini a procedere con la sigla di un nuovo protocollo di intesa, che coinvolge anche altri enti, ignorando quanto previsto dal primo protocollo – sottolineano i componenti del Comitato – visto che è il Collegio di vigilanza, costituito dai rappresentanti politici e dirigenti di ogni ente firmatario e presieduto dal Prefetto di Latina, l’unico organo competente per il controllo o modificazioni  dell’esecuzione dell’accordo. Procedendo come si stata facendo viene meno l’ampio respiro previsto dal progetto originario, l’indotto economico per l’intero territorio provinciale, la ricerca di avanguardia scientifica e soprattutto il privato sociale. Vogliamo vedere come si comporteranno  le nostre Istituzioni locali: il Collegio delibera a maggioranza semplice con doppio voto in capo al Prefetto in caso di parità e il protocollo,  ma ancora di più i patti attuativi e i contratti eseguiti vincolano la Fondazione all’esecuzione dell’accordo. Ci aspettiamo dopo un anno e mezzo – concludono - che le istituzioni sia assumano la responsabilità delle proprie scelte che svendono ancora una volta il nostro territorio”.

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