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Riorganizzazione del Goretti, la Asl: "Quella contro il covid è una vera guerra e i disertori non servono"

Durante il lockdown il Goretti era arrivato a 85 pazienti ricoverati, ora il numero è salito superando abbondantemente quota 100 in un ospedale che non è più integralmente dedicato alla cura del covid

"Quella contro la Sars-CoV-2, per chi non lo avesse ancora compreso, è una guerra vera e propria e, in guerra, i disertori non servono". Lo scrive a chiare lettere la direzione aziendale della Asl di Latina in una lunga nota in cui fa il punto della situazione sulle difficoltà di gestione di questa seconda, drammatica ondata della pandemia.  Aumentano i ricoveri per covid ma al contempo gli ospedali della provincia e per primo il Goretti devono poter continuare a garantire cure e assistenza ai pazienti no covid. "La complessità della situazione deriva anche dall’evidenza  - spiega la Asl - che, rispetto alla fase precedente, i sistemi sanitari devono agire in un contesto aperto che, inevitabilmente, favorisce la diffusione dell’infezione da covid ma, al tempo stesso, mantenendo attivi tutti i servizi allo scopo di evitare che le persone affette da patologie no covid vengano nuovamente poste nella condizione di una sospensione inaccettabile delle cure".

Dopo la fase di lockdown degli scorsi mesi, l'azienda sanitaria ha gradualmente ripristinato i servizi territoriali e ospedalieri recuperando le prestazioni ambulatoriali che erano state sospese, "chiedendo ai professionisti uno sforzo senza precedenti". Così, i reparti del Goretti, che prima era stato ospedale interamente covid, sono stati progressivamente riaperti in un contesto di forte criticità per la compresenza, in ospedale, di pazienti covid e no covid. Poi, è arrivato il periodo estivo, con un vero e proprio "tana libera tutti" in cui le più elementari regole di prevenzione individuale sono state frettolosamente dimenticate generando quel pericoloso abbassamento della guardia di cui oggi paghiamo tutte le conseguenze, in termini di numero e diffusione dei contagi.

"A chi ritiene che la situazione non sia drammatica, atteso che gran parte dei positivi sono asintomatici - continua la Asl - si suggerisce di fare una visita ai reparti covid per comprendere appieno che il virus non si è affatto indebolito. Se durante il lockdown, al Goretti si è arrivati a punte di pazienti ricoverati contemporaneamente fino a 80-85, in questo momento il numero è salito superando abbondantemente quota 100 in un ospedale che, in effetti, non è stato integralmente dedicato alla cura del covid. Questo risultato va ascritto alla capacità di riconvertire, di nuovo a tempo di record, reparti interi per rendere disponibili posti letto per pazienti infetti in misura anche superiore a quanto stabilito nelle ordinanze della Regione Lazio. I nostri professionisti stanno compattando di nuovo le squadre, rinunciando a ferie e congedi, per essere ancora in prima linea ed assicurare l’assistenza ai malati".

Sul fronte diagnostico inoltre la Asl, ha riorganizzato i drive-in introducendo per prima nel Paese il sistema di prenotazione e rendendo “normale” l’effettuazione dei tamponi "quando altrove - si precisa - ciò richiedeva ore e ore di attesa". "Il sistema di telemonitoraggio dei pazienti positivi a domicilio  - continua - prosegue con risultati che vengono sottolineati a livello nazionale. A seguito dell’attivazione di cluster presso strutture residenziali, si procede sistematicamente ad introdurre la telemetria, anche in questo caso unica esperienza del Paese, nelle realtà interessate consentendo, in termini concreti, di intercettare i peggioramenti delle condizioni cliniche degli ospiti con quell’anticipo che spesso rappresenta il fattore che può fare la differenza tra la morte e la sopravvivenza. A seguito di uno sforzo di questa natura, realizzato in tempi brevissimi e con largo anticipo rispetto ad altre realtà, ottenuto in un contesto in cui le risorse a disposizione, nonostante l’enorme disponibilità mostrata dai nostri professionisti, hanno comunque un limite invalicabile, è stupefacente osservare come qualcuno mostri sorpresa o sdegno segnalando le inevitabili situazioni di difficoltà che un’organizzazione affronta in un momento così drammatico e complesso".

"Situazioni difficili ce ne sono e ce ne saranno sia nelle prossime settimane, sia nel periodo invernale - conclude la Asl -Le situazioni difficili, creano disagi nelle persone, sia nei professionisti sia nei pazienti. Non serve stigmatizzare in modo drammatico queste situazioni serve, invece, mettersi a disposizione e cercare di dare un contributo positivo per la risoluzione dei problemi. Quella contro la Sars-CoV-2, per chi non lo avesse ancora compreso, è una guerra vera e propria e, in guerra, i disertori non servono. Nessuno di noi vuole essere ringraziato per quello che si sta facendo, in definitiva questo è il nostro lavoro. Ma il rispetto, questo lo pretendiamo".

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