Il mercato è fermo, gli artigiani cominciano a produrre mascherine da regalare

Una storia di solidarietà che arriva da Latina, in particolare da Alessandro della Textum D'Orso tappezzeria e Michela di Innbaboo: "Sul piano umano un'esperienza straordinaria"

L’esperienza, gli spazi e i macchinari della Textum D’Orso tappezzeria e i materiali di Innbamboo, l’azienda con sede a Latina e in Toscana che produce accessori di moda in filato di bamboo, borse, calzature e foulard in fibre naturali. Due realtà che, grazie ad Alessandro D’Orso e Michela Caggiari, hanno unito le forze per una missione di solidiarietà. Con gli ordini bloccati e le fiere ferme, i telai si sono rimessi in funzione per produrre mascherine.

La storia, che arriva da Latina, la racconta la stessa Michela: “La nostra ditta di famiglia Innbamboo lavora molto con le fiere, ma con l’emergenza tutto si è bloccato. Mio fratello ha cominciato a pensare che fermi però non potevamo stare e così si è iniziato a studiare un tessuto completamente nuovo, sempre in fibra naturale ma più fitto, che abbiamo prodotto e messo a disposizione gratuitamente per realizzare mascherine. Siamo partiti con pochi metri – spiega Michela – Ora sempre più realtà ce lo chiedono”. La tappezzeria D’Orso ha messo poi il proprio capannone e i propri macchinari per avviare una piccola produzione e così oggi Alessandro, la sorella Caterina e Michela lavorano dalla mattina alla sera per tagliare la stoffa di Innbamboo e cucire.

Tutto è cominciato con il primo decreto governativo che ha bloccato anche l’attività degli artigiani e finora sono state consegnate circa 500 mascherine, ma le richieste crescono giorno dopo giorno e si fa addirittura fatica a stare dietro a tutte. “Volevamo renderci utili visto che questi dispositivi non si trovano o si trovano a prezzi esorbitanti – spiega ancora Michela – Non volevamo farle usa e getta. Sono realizzate in tessuto anallergico, antibatterico e certificato, lavabili ad alte temperature e quindi riutilizzabili”. Non si tratta di veri e propri dispositivi sanitari ma possono essere utilizzate dai cittadini. Le richieste arrivano infatti, oltre che da amici e conoscenti, anche da gestori di pizzerie che fanno consegne a domicilio, negozianti, dipendenti comunali.

“Finora 100 sono state consegnate alla Protezione civile – raccontano Michela e Alessandro– 50 alla Croce rossa e altrettante alla Croce bianca. Poi le distribuiamo a chiunque ne faccia richiesta. In molti ci chiedono anche solo il tessuto per portele realizzare da soli, come nel caso di una sartoria in provincia di Milano. Non riusciamo a stare dietro a tutte le richieste, ma ora abbiamo preso la mano e siamo più veloci, riusciamo a crearne quasi 100 al giorno”.

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“Giriamo con le confezioni in auto per poterle distribuire a chi ce le chiede anche sul momento – spiega Alessandro D’Orso – Sul piano umano questa è un’esperienza eccezionale. Ho incontrato una solidarietà che non avrei mai immaginato, da parte di chiunque. Come nel caso del pizzaiolo egiziano a cui abbiamo consegnato le mascherine e che a tutti costi ha voluto prepararci delle pizze. Insomma, ci stiamo fisicamente stancando molto, ma a fine giornata non sono mai stato più soddisfatto”.

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