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Il segretario della Cisl Roberto Cecere volontario al Goretti tra i malati di covid

L'esponente del sindacato ha collaborato all'attività portata avanti dall'associazione Istituto per la famiglia che si offre di fare videochiamate tra i degenti e le loro famiglie

Il segretario provinciale della Cisl Roberto Cecere è entrato all'interno dell'ospedale Goretti di Latina come volontario dell’Associazione Istituto per la Famiglia 46, che da settimane si occupa di portare sollievo ai malati regalando loro la possibilità di entrare in contatto con i propri parenti attraverso una videochiamata, eseguita su un dispositivo tablet. Come conseguenza della pandemia infatti la Regione Lazio ha limitato il contatto tra pazienti e familiari presso le strutture sanitarie pubbliche, con lo scopo di salvaguardare la salute dei malati e di tutti gli operatori. Tuttavia, questa disposizione ha impedito a moltissimi congiunti di assistere i propri cari durante la degenza in ospedale, chiudendo loro ogni possibilità di stabilire un rapporto.

Per far fronte a questo disagio, la direzione sanitaria dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina e la Uoc di malattia infettive, con la collaborazione dell’Associazione di volontariato, ha attivato un servizio gratuito di videochiamate tra i degenti e i propri familiari denominato “Voce Amica”. Un “ponte” tra ospedale e casa attraverso il quale i malati, pur essendo distanti, si sentono meno soli e più vicini a coloro a cui vogliono bene. "Cecere è intervenuto come volontario in forza all’Associazione, accettando di aiutarci in ciò che facciamo ogni giorno - ha raccontato Claudio Zappalà, presidente dell’Associazione - Il nostro è un progetto pilota: siamo l’unico ospedale in Italia che fa questo. Le persone stavano perdendo la loro umanità, era necessario fare qualcosa; la dottoressa Lichtner e il dottor Parrocchia hanno accettato subito la nostra idea e per questo gli siamo grati. Noi siamo dei mediatori: spieghiamo alle famiglie come confrontarsi, collaboriamo con il personale sanitario, creando una specie di osmosi fra tutte le parti. Il nostro compito è prenderci cura dei sentimenti, dare alle persone in degenza degli stimoli che, come abbiamo potuto appurare in queste settimane, funzionano. Ogni malato è come se fosse un nostro familiare". Lo stesso presidente dell’Associazione auspica però la nascita di un nuovo progetto, il quale possa dare la possibilità ai pazienti di entrare direttamente in contatto con un familiare, sempre rispettando tutte le norme predisposte dall’ospedale.

Il segretario generale della Cisl Roberto Cecere aveva dato vita ad una petizione denominata "Non lasciamoli soli", a favore dei degenti con patologie gravi e lasciati senza l'affetto dei propri cari ai quali è vietato l'accesso negli ospedali a causa del covid; una petizione indirizzata al Ministro della Salute Roberto Speranza, affinché individui una procedura in grado di rendere possibile l'incontro tra i malati e i loro affetti più cari. "Quanta poca umanità c’è stata in questa gestione della pandemia? - sottolinea Cecere - Sebbene vi è tuttora una lotta senza quartiere al virus, non ci siamo preoccupati dell’umanità del paziente. Come volontario dell’Associazione Istituto per la Famiglia 46 ho toccato con mano tutta la sofferenza che c’è nei pazienti delGoretti, come in tutti gli ospedali italiani. La videochiamata è già un grande passo, ma ora bisogna aprire le porte ai parenti dei degenti: la solitudine ‘uccide’ più di qualsiasi altra malattia. La situazione va affrontata e risolta. Non si possono abbandonare le persone al proprio destino su un letto di ospedale, senza capire davvero cosa succeda lì dentro. Al di là di tutte le accortezze, in alcuni casi tenere la mano di un proprio caro può aiutare molto più di una terapia farmaceutica. Nella prevenzione e nella gestione della pandemia non possiamo disumanizzare la cura, dimenticandoci di essere umani".

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