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Domenica, 28 Novembre 2021
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Alla Asl di Latina parte la sperimentazione del vaccino Reithera e l'utilizzo dei monoclonali

Si arruolano per la fase 2 e 3 del siero 50 volontari dai 18 anni. Mentre per gli anticorpi l'azienda sanitaria attende il protocollo della Regione Lazio. Visconti: "Un'arma in più e un riconoscimento che ci vede in prima linea nella lotta al covid". Il punto anche sulla cura al plasma

La Asl di Latina scelta per le fasi 2 e 3 del vaccino Reithera e per l'utilizzo degli anticorpi monoclonali. "Due importanti riconoscimenti - ha commentato il direttore facente funzioni Giuseppe Visconti - che ci pongono in prima linea nella lotta al covid". E intanto, continua e si intensifica la terapia con plasma iperimmune. Ma andiamo con ordine.

La ricerca di volontari per il vaccino Reithera

"Stiamo per partire, forse già entro la prossima settimana, con l'arruolamento di volontari per il vaccino italiano Reithera - spiega la dottoressa Miriam Lichtner, direttrice del reparto Malattie Infettive dell'ospedale Goretti di Latina - che già nella fase 1 gestita allo Spallanzani nei mesi scorsi ha dato buoni risultati in termini di sicurezza e di risposta immune. Offriamo ora questa opportunità: diamo la possibilità di vaccinare persone che non rientrerebbero nelle fasce attuali di vaccinati e contribuiamo a fare scienza. Speriamo di arruolare 50 persone abbiamo organizzato con il dottor Equitani, direttore del Centro trasfusionale e Dipartimento dei servizi, un’equipe composta da medici e infermieri delle Malattie infettive e tutto il laboratorio che ci aiuta per le analisi e lo stoccaggio del materiale. I volontari avranno un rimborso spese e dovranno recarsi due volte nel primo mese in ospedale". L'azienda sanitaria pontina è l'unica territoriale nella quale sarà avviata la sperimentazione che prevede appunto il reclutamento di 50 volontari per tre bracci: uno per unica somministrazione, uno con dosi somministrate a 21 giorni di distanza e uno con somministrazione di placebo. La sperimentazione sarà poi a doppio cieco, cioè chi somministra non saprà a quale dei gruppi appartiene il volontario. I requisiti saranno la maggiore età e le uniche patologie che escludono l'arruolamento sono quelle che rientrano nelle classi iper fragili mentre sono consentite anche patologie croniche purché siano controllate per mezzo di una terapia. Sui tempi non ci sono certezze, ma la Asl è pronta e comincia a cercare candidati, auspicando che si possa partire entro una settimana o al massimo dieci giorni. Il direttore Visconti firmerà oggi stesso, 9 marzo, il contratto con Reithera.

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L'utilizzo di anticorpi monoclonali

Per l'utilizzo dei monoclonali si attendono i protocolli della Regione Lazio che dovrebbero indicare ogni dettaglio dell'organizzazione della cura. "L'uso dei monoclonali - spiega Lichtner - è previsto per persone non ricoverate, con somministrazioni in ambiente ambulatoriale. Il Goretti fa parte delle strutture autorizzate". La somministrazione è prevista nelle fasi precoci della malattia, quando si presentano i primi sintomi o addirittura quando una persona risulta positiva al covid anche in assenza di sintomi e il suo quadro clinico presenta un elevato rischio di far evolvere la malattia nella forma peggiore. Tra i parametri rientrano: l'esistenza patologie, l’età, malattie cardiovascolari e anche l'obesità, che si conferma come una delle patologie che può determinare un aggravamento del quadro clinico in caso di covid, come dimostra il fatto che attualmente nel reparto Malattie Infettive del Goretti ci sono due giovani di 35 e 37 anni con imporrtante obesità. "Anche questa rappresenta un'arma importante - commenta il direttore Visconti - Un illustre ignoto, il covid, è oggi meno noto e abbiamo più risorse per contrastarlo".

La cura al plasma

Intanto si lavora su altre terapie, come quella del plasma iperimmune. "Un'idea - spiega il dottor Francesco Equitani, direttore del centro trasfusionale del Goretti - nata dalla disperazione, dai primissimi tempi in cui non sapevamo quale fosse l’andamento della malattia e la tipologia di trattamento più efficace. Il plasma iperimmune è nato a Pavia e Mantova e poi la sperimentazione è stata espostata in tutta Italia. A Latina il progetto è nato alla fine di luglio con un protocollo sottoposto al vaglio del comitato etico regionale e i primi arruolamenti in provincia tra novembre e dicembre. La terapia con plasma, tecnicamente da "convalesce covid" rappresenta un'opportunità importante ma non costituisce la panacea di tutti i mali. Ad oggi a Latina sono stati arruolati 10 pazienti. E abbiamo capito alcuni punti importanti da sviluppare: occorre prelevare un prodotto con elevatissima quantità di anticorpi, somministrarlo molto precocemente, identificare pazienti che più di altri possano costituire dei target terapeutici specifici, cioè immunocompromessi. La difficoltà è quella di selezionare un donatore mediamente ogni 15. E facciamo un appello affinché i donatori possano afferire numerosi". Tra i requisiti richiesti, un'età superiore ai 18 e inferiore ai 65, buone condizioni generali di salute, assenza di malattie concomitanti. Ed è necessario aver contratto il covid nei mesi scorsi ed essersi negativizzati da quattro settimane".

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