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Roccagorga in zona rossa: variazione genetica sul virus, studi in corso

Permangono le restrizioni nel paese lepino ma l’ipotesi è che se dovessero calare i numeri potrebbero essere possibili allentamenti. Il prefetto Falco: “Ci prendiamo una settimana”

Scongiurato il pericolo della variante inglese, l’attenzione resta comunque alta nel territorio di Roccagorga, zona rossa da quattro giorni dopo l’ordinanza emessa nella serata di domenica 14 febbraio dalla Regione Lazio in seguito ad un impennata dei contagi da coronavirus. In paese, infatti, circola un virurs che presenta una mutazione che lo rende più veloce; una mutazione che è stata già riscontrata in altre zone di Italia e su cui è ora in corso un ulteriore studio per chiarirne le caratteristiche.

Il punto è stato fatto nel corso di una conferenza stampo convocata in Prefettura a cui hanno preso parte oltre al prefetto Maurizio Falco anche il sindaco di Roccagorga Nancy Piccaro, il responsabile del dipartimento di prevenzione della Asl che gestisce il tracciamento dei contatti dei contagiati Antonio Sabatucci e le forze dell’ordine.

La macchina si è messa in moto a Roccgaorga già nel pomeriggio di domenica 14 febbraio, ha spiegato il prefetto Falco, quando dallo Spallanzani è arrivata l’indicazione di forte rischio per una possibile presenza della variante inglese. “I numeri di Roccagorga erano fortemente critici anche rispetto a quelli fatti registrare nel resto della provincia. La situazione, insieme al sindaco che è venuto qui in Prefettura, è stata gestita in governance con la Regione Lazio, mentre eravamo in costante confronto con la Asl. Subito si è deciso per delle restrizioni adottando un modello di monitoraggio costante che permette di dare delle informazioni più certe, tempestive e precise alla Regione”.

A chiarire il quadro è stato poi il dottor Sabatucci della Asl. “A Roccagorga siamo intervenuti con delle misure che erano necessarie” ha detto. E sono i numeri a parlare: dopo i due focolai in una scuola dell’infanzia e in una comunità per anziani oggi, al netto dei guariti, nel paese che conta 4300 abitanti i positivi sono 100, con 4 ricoverati e sono stati 3 i morti. A Roccagorga c’è un indice di incidenza pari a 2.32 mentre a Fondi, per fare un paragone, quando è stata dichiarata zona rossa nel marzo scorso era di 1.2. “La zona rossa è necessaria - ha detto il dottor Sabatucci - e si è deciso per dei monitoraggi da fare sulla popolazione specifici. C’è una variazione genetica su questo virus che seppur simile non è la variante inglese, caratterizzata da una veloce diffusione ma non da una maggiore gravità della sintomatologia. La guardia non può essere abbassata. Adesso dobbiamo ricostruire da dove arriva il virus: la popolazione di Roccagorga lavora molto fuori dal Comune e dobbiamo cercare di capire come il virus sia entrato in paese. Abbiamo già alcuni elementi su cui stiamo lavorando e nelle prossime ore potremmo essere più specifici”.

Dal canto suo il sindaco Piccaro ha ringraziato per il lavoro di squadra che ha permesso di dare una risposta tempestiva. “Ringrazio tutte le persone sedute a questo tavolo – ha detto il primo cittadino – perché tutti sono stati da subito disponibili a fare quadrato difronte a questa situazione per il bene dei cittadini di Roccagorga, ma anche della provincia di Latina. La strategia attuata prevede una certa flessibilità, con misure più stringenti in questa prima fase. Ora c’è un completo controllo del territorio, grazie alle forze dell’ordine che presidiano e anche al senso civico e alla compostezza dei cittadini che stanno affrontando un periodo difficile e di sofferenza. Continueremo su questa linea in modo tale che il costante monitoraggio ci permetta di calibrare le scelte da fare”.

Per quanto riguarda le misure, dunque, restano in vigore e ci vorrà almeno fino a domenica, una settimana dall’emissione dell’ordinanza della Regione del 14 febbraio che comunque consente alla Asl e al sindaco di prendere delle misure più specifiche per il territorio, per la valutazione di un possibile allentamento. “Ci prendiamo dei tempi almeno di una settimana altrimenti tutto questo non avrebbe senso; poi c’è una continua interlocuzione con la Regione per valutare la possibilità, in caso di calo dei numeri, di allentare le restrizioni”. 
 

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