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Sabato, 2 Luglio 2022
La cerimonia

2 Giugno, il discorso del prefetto Falco per la Festa della Repubblica a Latina

In piazza della Repubblica a Latina si sono svolte le celebrazioni promosse dalla Prefettura

E’ stata piazza della Libertà a Latina ad ospitare nella mattinata di oggi, 2 giugno, le celebrazioni per il 76esimo anniversario della Fondazione della Repubblica promosse dalla Prefettura.

Di seguito il discorso integrale pronunciato dal prefetto di Latina Maurizio Falco nel corso della cerimonia.

Autorità civili, militari, religiose, signori e signore, comunità pontina. 
È con immutata emozione che, a quasi due anni dal mio insediamento, mi rivolgo nuovamente a voi per il saluto di benvenuto alla Festa della Repubblica. 
È il momento tradizionalmente più alto di confronto con la cittadinanza. 
Per rendere conto - in necessaria sintesi – di come abbiamo interagito tutti insieme: Sindaci, cittadini, attori della sicurezza, responsabili della sanità, Istituzioni della scuola e della Regione, protagonisti della politica, sindacali, culturali, imprenditoriali. 
Ed ancora con un volontariato sempre pronto ad accorrere al grido dei più bisognosi e vulnerabili, e con i nostri alti rappresentanti religiosi che ancora rilanciano il messaggio della fede che consola e invita alla fiducia nel domani. 
In questi ultimi tempi siamo stati sollecitati continuamente da diverse emergenze: che si sono susseguite e non ancora spente, talvolta ancora si sovrappongono. 
Mi riferisco ai problemi della pandemia, con tutte le complicazioni sistemiche, (dall’economia, alla scuola, ai trasporti) e, adesso, di una guerra minacciosa alle porte di casa nostra. 
L’anno scorso sottolineai l’importanza dello sviluppo di un metodo di cooperazione civica, da diffondere attraverso una comunicazione istituzionale e trasparente; 
e la necessità di spiegare - con parole chiare e comprensibili – che in tempi così inattesi e duri, bisogna sciogliere le contraddizioni di una Società che, tessuta all’interno della grande rete globale, fa fatica a dipanare i grandi nodi sociali ed esistenziali che sono venuti a crearsi. 
Abbiamo bisogno assoluto di rinnovata fiducia e partecipazione convinta. 
Fare Stato nel senso più alto è quindi, in primo luogo, partecipare...dare sostanza ai principi che ispirano la nostra carta costituzionale, creare fiducia; 
Oggi ci siamo ripresi la piazza; anche e soprattutto grazie al sacrificio di tanti uomini della Sanità e delle Forze dell’Ordine che sono andati incontro al rischio per la libertà di tutti. 
Ma nel contempo, cupi scenari di guerra costringono a tenere ancora stretta la molla del rilancio economico sociale che tanto avevamo auspicato. 
C’è bisogno, di nuovo impegno, di nuovi sacrifici perché l’interdipendenza delle economie globali ci chiama ancora una volta ad accogliere chi fugge dalla guerra ed a pensare in maniera generosa e altruista a chi ha ancora meno di noi. 
Non dobbiamo dividerci perché il rischio è alto e la Comunità è anzitutto unità di azione. 
Siamo chiamati a riempire velocemente i fossati dell’odio che questa guerra ha scavato tra fratelli ed amici. 
Prepararci subito a farlo, già da ora, nonostante i cannoni urlino ancora questa incredibile retrocessione all’oscurità di pagine dei conflitti dell’ottocento tra popoli sino a ieri alleati. 
Ma la solennità dell’evento odierno non può ridursi a retorica evocativa e celebrativa; 
E’ sempre doveroso riferirsi al messaggio del nostro Presidente della Repubblica che, ogni anno, attraverso i Prefetti, orienta la Comunità nazionale. 
Si tratta di sollecitazioni che accogliamo con la massima attenzione, consapevoli delle difficoltà di operare, mediare, stimolare l’azione del Sistema di governo sul territorio nella sua complessa articolazione. 
Avendo noi prefetti carichi di responsabilità crescenti, proporzionalmente alle sollecitazioni di una “Governance” politico--istituzionale globalizzata e multi direzionale. 
“Governance” che non può declinarsi, come dicevo, in una dimensione strettamente economicista, che allontana dal centro del perimetro universale la persona umana e rilancia pericolosi nazionalismi conflittuali; 
Governare è oggi più che mai sapersi orientare nel continuo rimando di analisi e riferimenti dall’Universale al particolare, e viceversa. 
Dobbiamo purtroppo registrare che le nostre Società avanzate, nonostante abbiano trasmesso, attraverso le reti e le tecnologie, una promessa di sviluppo e prosperità diffusa, hanno finito per incepparsi su questioni strategiche come la transizione energetica e ambientale. 
E rischiano di creare ulteriori disuguaglianze generando un moto di attrazione verso i territori più ricchi nei confronti di grandi masse di popolazioni svantaggiate; 
Si stanno lasciando così per strada tante cd. “vittime” di una transizione globale fatta anche, ad esempio, dalla corsa al gigantismo industriale, dalla prevalenza della distribuzione sulla produzione, da una competizione sempre più allargata che sposta il fulcro delle politiche economico sociali dai Palazzi dei Governi alle Piazze della Finanza. 
E tuttavia dobbiamo saper riprogrammare ancora una volta - sono un po' questi i tornanti di una Storia che scriviamo ogni giorno con le incredibili vicende degli ultimi 3 anni – per salvaguardare le scelte fondamentali della tutela della Democrazia e dell’ambiente. Ambiente che dà segni di pericolosa insofferenza verso l’azione dell’Uomo. 
Non paga affatto un approccio isolazionista e improduttivo, perché la sfida non è sottrarsi alla modernità, ma governarla efficacemente. 
Per far questo, sul nostro territorio, dobbiamo rilanciare il ruolo dei corpi intermedi e della Società civile, ridare fiducia a chi crede nella comunicazione obiettiva, a chi diffida della spettacolarizzazione eccessiva degli eventi, in funzione di tutela della verità e della dignità dell’uomo, sotto ogni aspetto; 
Dobbiamo anche saper arricchire una narrazione territoriale che, a volte, sembra preferire esclusivamente la protesta e la denuncia - che pure sono sacrosante e di stimolo per gli operatori della Sicurezza - dimenticando il lavoro tenace e coriaceo delle Forze dell’ordine e della Magistratura che in questi ultimi anni ha restituito alla nostra Comunità orgoglio territoriale e volontà di competere per il benessere dei cittadini. 
Dicevo lo scorso 25 aprile che abbiamo bisogno di una nuova Humanitas. 
Un’ideale nato filosoficamente proprio grazie ad un grande uomo di queste parti, nato ad Arpino e morto a Formia, che rimetteva la persona al centro dell’interesse della Politica. È sulla spinta di questa emozione che ho ritenuto di ringraziare da cittadino e vecchio studente di liceo la Magnifica Rettrice Antonella Polimeni, per il prestigioso riconoscimento mondiale ottenuto dalla Università degli studi di Roma “La Sapienza” quale primo Ateneo al Mondo per gli Studi Classico-Umanistici. 
Mettere l’uomo nuovamente al centro di tutto è l’unico modo per lasciare in eredità ai nostri figli un futuro gestibile di pace e non i cumuli delle macerie fisiche, che osserviamo stupefatti sui media in questi giorni. 
O, ancora peggio le profondità dei fossati di odio che questa Guerra sta scavando pericolosamente all’interno del nostro 
In questo scenario, ho personalmente verificato che la Comunità pontina può rappresentare un esempio positivo perché - proprio 
Ringrazio a tal proposito tutti Sindaci; 
Ci siamo con tutti confrontati all’insegna del perseguimento del bene comune, per cooperare non solo alla costruzione di nuovi argini all’ illegalità, ma anche per la tutela dei diritti sociali, per la progettazione di un futuro di benessere realmente inclusivo; 
verso chi ha talento, così come verso chi ha bisogno e vuole partecipare attivamente alla vita della Comunità. 
Questo dinamismo porterà in tempi brevi Latina al centro di un progetto di rilancio di investimenti in diversi settori dell’economia, della cultura, del turismo, di cui si potranno avvalere non solo i cittadini di questa provincia, ma anche quelli dell’intera regione e del Paese. 
Si tratta adesso di non perdere le opportunità, così ben ricercate e costruite, facendosi trovare preparati sotto il profilo delle infrastrutture, soprattutto della mobilità e della comunicazione, ma anche della ospitalità e dell’accoglienza, coniugando esigenze dell’economia a quelle ambientali e di quella coesione sociale, che rappresenta da sempre il carburante essenziale di una Comunità moderna
”. 
 

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