Festa della Liberazione, il sindaco Coletta: “Oggi questa celebrazione ha un valore particolare”

Il primo cittadino ha deposto una corona di fiori al Monumento ai Caduti: “L’emergenza del Coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro equilibrio sanitario, sociale ed economico e mai come oggi questa ricorrenza assume un senso così profondo”

Celebrazioni inedite, sottotono, anche a Latina per la Festa della Liberazione. Nessuna cerimonia pubblica nel capoluogo pontino, a causa delle stringenti misure legate all’emergenza da coronavirus, ma una serie di iniziative che sono state organizzate dal Comune e che coinvolgono la cittadinanza attraverso i canali social dell’Ente. Tre gli appuntamenti in programma che si snodano nel corso della giornata.

Questa mattina alle 12 il sindaco Damiano Coletta ha deposto una corona di fiori al Monumento ai Caduti all’interno del Parco Falcone Borsellino, alla presenza di un rappresentante dell’Anpi. Una cerimonia sobria ma fortemente sentita che i cittadini hanno potuto seguire attraverso i social. Nel suo discorso il primo cittadino ha ricordato le donne e gli uomini che “hanno lottato per la libertà, per la democrazia, per la dignità ed il rispetto dei diritti della persona”.

"Erano uomini e donne che volevano rimanere liberi e che hanno combattuto contro chi li voleva tenere in oppressione. Lo hanno fatto in modo unito, coeso, solidale e partecipe. Perché la libertà è partecipazione. Sono questi i valori cui oggi dobbiamo fare riferimento: unità, coesione, solidarietà, resistenza, resilienza e soprattutto Libertà. E oggi, pagando il prezzo alto della privazione di alcuni diritti per garantire la sicurezza delle persone, tutti abbiamo capito quale sia il valore della libertà” ha detto il primo cittadino (di seguito il discorso integrale del sindaco).

Altri due appuntamenti sono in programma nel pomeriggio e sempre in diretta sulla pagina Facebook del Comune: alle 14 la conversazione sul valore della Liberazione condotta dall’Assessore alla Cultura Silvio Di Francia con il giornalista Gad Lerner e lo storico Umberto Gentiloni, mentre alle 17 sarà pubblicato un video celebrativo realizzato dai giovani di Latina in cui i protagonisti reciteranno il testo del brano “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori con l’intento di attualizzare i concetti di Liberazione e Resistenza nel difficile momento che il nostro Paese sta vivendo.

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Il discorso integrale del sindaco Coletta

Care concittadine e cari concittadini,
il 25 aprile è un giorno importante della nostra Storia.
Si celebra la Liberazione.
Oggi stiamo vivendo una esperienza durissima per la nostra comunità e per il nostro Paese.
L’emergenza del Coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro equilibrio sanitario, sociale ed economico e, mai come oggi, questa ricorrenza assume un senso ed un significato così profondo.
Quel 25 aprile di settantacinque anni fa fu un giorno di liberazione: la liberazione dalla guerra, da un’occupazione odiosa del nostro paese, la liberazione dalle persecuzioni razziali e dalla dittatura nazifascista, la liberazione dalla privazione delle libertà fondamentali.
Il 25 aprile del 1945 fu l’inizio di una nuova storia da cui nacque la nostra meravigliosa Costituzione e poi la Repubblica Italiana. Una repubblica libera e democratica.
Il 25 aprile dovrebbe essere un giorno di festa perché nel ricordare quel giorno ricordiamo il sacrificio di donne e uomini della società civile, che hanno combattuto per la riconquista di un diritto inalienabile: la Libertà. Parliamo di una generazione di donne e uomini che, quando tutto sembrava perduto, quando la realtà sembrava suggerire di pensare al proprio interesse egoistico, ha deciso di non voltare la testa e, come ha scritto Giorgio Bocca, ‘ha preso il destino nelle proprie mani’.
Oggi non abbiamo lo spirito per festeggiare. Siamo troppo provati dal dolore e dalle preoccupazioni per il presente e per il futuro del nostro Paese.
Ma non possiamo e non dobbiamo perdere la fiducia e la speranza proprio perché altre volte nella nostra storia abbiamo saputo rialzare la testa.
Ecco perché proprio oggi questa celebrazione ha un valore particolare.
Quelle donne e quegli uomini hanno lottato per la libertà, per la democrazia, per la dignità ed il rispetto dei diritti della persona. Erano uomini e donne che volevano rimanere liberi e che hanno combattuto contro chi li voleva tenere in oppressione.
Lo hanno fatto in modo unito, coeso, solidale e partecipe. Perché la libertà è partecipazione.
Sono questi i valori cui oggi dobbiamo fare riferimento: unità, coesione, solidarietà, resistenza, resilienza e soprattutto Libertà.
E oggi, pagando il prezzo alto della privazione di alcuni diritti per garantire la sicurezza delle persone, tutti abbiamo capito quale sia il valore della libertà.
Siamo abituati ad essere liberi e questo privilegio, frutto della conquista della lotta partigiana, lo dobbiamo saper onorare, lo dobbiamo saper custodire e non dobbiamo mai darlo per scontato. E nel dire questo mi rivolgo soprattutto ai nostri giovani, esprimendo eterna gratitudine ai nostri padri, ai nostri anziani, quelli che ci hanno insegnato i valori del rispetto e del senso di responsabilità, che oggi sono più colpiti da questa emergenza e che dobbiamo in qualche modo saper tutelare.
Oggi la nostra comunità ha saputo rispondere alla sfida del Coronavirus in modo unito, coeso solidale e direi con grande dignità.
Ed in modo unito, coeso e solidale dobbiamo saperci rialzare come fece il nostro Paese dopo essere stato liberato, quando uomini e donne diversi per fede, ideologie, storie hanno scritto la Costituzione facendo riferimento ai valori imprescindibili che rappresentano le fondamenta della nostra Repubblica: il lavoro, la libertà, la democrazia, i diritti, i doveri, la solidarietà, la partecipazione.
Quei valori ai quali la Resistenza si è ispirata nella sua lotta per la Liberazione e in cui tutti ci dovremmo riconoscere.
Fare riferimento a questi ideali non deve essere un esercizio di retorica o peggio di strumentalizzazione politica da parte di chi addirittura cerca di negare, seminando i germi dell’odio verso il diverso, facendo nascere nuovi sovranismi che impoveriscono e degradano la nostra società. La libertà e la democrazia non hanno colore politico. Appartengono agli esseri umani: prima le persone. Mai come oggi sappiamo quanto sia importante riconoscere l’identità della persona in quanto tale. Ce lo insegna l’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali”.
Ce lo insegnano i diritti universali dell’uomo.
La democrazia consiste nell’includere anche chi si è trovato a combattere dalla parte sbagliata, nel riconoscere che c’è stato chi, per un malinteso senso dell’onore e della patria, ha combattuto in buona fede dall’altra parte. È questa la forza della democrazia, dello stato di diritto e della Costituzione, che ne è espressione massima, che ha consentito di impedire che la guerra di liberazione proseguisse in guerra civile e in nuovi orrori e persecuzioni, che ha consentito di amnistiare gli sconfitti.
Oggi stiamo combattendo una sfida contro un nemico invisibile.
Questa dura esperienza oggi ci sta, nostro malgrado, insegnando quanto siano importanti certi valori: il rispetto delle norme, il senso di responsabilità, la solidarietà ed il riconoscimento della dignità della vita umana. Stiamo difendendo il diritto alla salute sacrificando la nostra libertà. Perché la salute è un Bene Comune prioritario.
Questa dura esperienza ci sta insegnando l’importanza di stare dalla parte dei più deboli: gli anziani, i bambini, le persone fragili, coloro che hanno perso il lavoro.
La nostra Resistenza inizia con questi impegno: nessuna persona deve rimanere esclusa.
La nostra Resistenza ci vede oggi tutti impegnati a rimboccarci le maniche. Tutti i lavoratori comprese quelle categorie di lavoratori precari che in questi giorni ci hanno permesso di sopravvivere nelle nostre case. Nostri concittadini che affrontano turni di lavoro infiniti, che affrontano il rischio di ammalarsi a loro volta e che qualche volta si ammalano e qualche volta non ce la fanno. E mi riferisco anche a chi in questo momento un lavoro non ce l’ha. Sono storie che, una volta usciti fuori da questa emergenza, che meritano di essere raccontate.
C’è bisogno di tutti per rimettere in piedi il nostro Paese, per riprendere il cammino, per non perdere la speranza, per dare a tutti una nuova possibilità.
Il noi significa ogni cittadino, ogni cittadina, significa tutte le parti sociali, significa la politica, significa le istituzioni. Tutti insieme, uniti, solidali per ridare luce al nostro futuro, a quello dei nostri figli.
‘Siate sempre come quella farfalla gialla sopra i fili spinati’. Sono le parole di Liliana Segre pronunciate nel Parlamento europeo e rivolte ai giovani.
Ecco è a loro, ai nostri giovani che ci rivolgiamo in questo giorno della storia del nostro Paese.
Non perdete la speranza, ci aspetta un momento di ricostruzione in cui proprio il vostro apporto diventa necessario. Un apporto di idee, di energia, di fantasia, di spirito di fratellanza, di libertà per tutelare il diritto allo studio, il diritto al lavoro, per investire sulla ricerca, sull’innovazione, sulla competenza, sulla sanità, sui diritti civili, sull’equità, senza mai dimenticare chi resta indietro. Contro l’indifferenza, contro la violenza e contro ogni forma di razzismo.
Perché questa è la nostra Italia, l’Italia che appartiene a tutti, l’Italia unita e solidale. Per dirla con le parole di Francesco De Gregori:
‘… Viva l’Italia, l’Italia tutta intera. Viva l’Italia, l’Italia che lavora, l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora, l’Italia metà dovere e metà fortuna, viva l’Italia, l’Italia sulla luna. Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre, l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre, l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l’Italia, l’Italia che resiste.’
Viva la Resistenza, viva la Costituzione, viva la Repubblica Italiana!
”. 

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