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Coronavirus e non solo: il racconto del 2020 della provincia di Latina

Un anno difficile quello che stiamo per salutare condizionato dall’emergenza Covid, ma anche un anno di fatti e personaggi che hanno lasciato il segno. Il nostro racconto

Cronaca

Estorsioni con metodo mafioso: in manette l’ex consigliera regionale Gina Cetrone
Estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata aggravati dal metodo mafioso. Queste le accuse che hanno portato all’arresto dell’ex consigliera regionale Gina Cetrone, dell’ex marito Umberto Pagliaroli, di Armando Lallà Di Silvio e dei figli Gianluca e Samuele nell’ambito dell’operazione “Scheggia”. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Roma la Cetrone e Pagliaroli, che vantavano un credito nei confronti di un imprenditore abruzzese, hanno chiesto l'intervento dei fratelli Gianluca e Samuele Di Silvio e di Riccardo Agostino per far valere le proprie ragioni. Sempre a loro l’imprenditrice avrebbe affidato al clan di Campo Boario l’affissione dei manifesti per la propria campagna elettorale e la compravendita di voti. L’inchiesta è partita dalle dichiarazioni dei pentiti Pugliese e Riccardo.

La morte di Gianmarco Pozzi sull’isola di Ponza 
E’ il 9 agosto 2020 quando, in un’isola piena di turisti, viene trovato morto il giovane romano Gianmarco Pozzi. Aveva 28 anni, ex campione di kickboxing ed era arrivato a Ponza diverse settimane prima per lavorare come buttafuori in un locale. Il corpo del ragazzo si trovava in un’intercapedine profonda 2,70 metri e larga 80 centimetri a ridosso di un’abitazione privata, poco lontana dall’appartamento che aveva preso in affitto. I carabinieri che indagano sull’accaduto ipotizzano subito che si tratti di un tragico incidente, una caduta fatale mentre Gianmarco correva. Ma molti punti resta oscuri e inspiegabili e la procura di Cassino apre un’inchiesta per omicidio. L’esame del corpo e la perizia successiva rivelano la presenza di una profonda ferita alla testa e diverse fratture su tutto il corpo. La famiglia del giovane non ha mai creduto all’ipotesi di un incidente e il legale Fabrizio Gallo ha dichiarato pubblicamente che “Gianmarco è stato ucciso prima della caduta, probabilmente colpito con un corpo contundente” o comunque vittima di un’aggressione. Non si esclude che stesse scappando da qualcuno ma l’inchiesta è ancora in corso e al momento contro ignoti.

Il mistero della morte di Erik D’Arienzo 
E’ ancora avvolta nel mistero la morte di Erik D’Arienzo, 28enne, figlio di un noto personaggio di Latina con precedenti penali alle spalle. Il 30 agosto scorso il ragazzo era finito in ospedale in condizioni gravissime e praticamente agonizzante. Le sue condizioni si sono aggravate fino al decesso, una settimana più tardi. Sulle prime sembrava che a causare le ferite fosse stata una caduta dallo scooter mentre si trovava in giro con gli amici e percorreva la Pontina tra Latina e Sabaudia, ma la morte del ragazzo ha fatto prendere alle indagini una strada diversa. La Procura indaga per omicidio, ipotizzando che il 28enne, la sera del 30 agosto scorso, sia stato aggredito e sia rimasto vittima di un pestaggio. Due le persone iscritte sul registro degli indagati: Fabrizio Moretto e Michele Mastrodomenico, ma proprio mentre i carabinieri del Nucleo investigativo cercavano di fare luce su questo delitto la situazione si è complicata con un secondo omicidio, quello di Fabrizio Moretto.

Operazione Dirty Glass
Undici arresti e numerosi indagati a piede libero nell'operazione Dirty Glass condotta dalla Squadra Mobile di Latina. In carcere sono finiti l'imprenditore originario di Terracina Luciano Iannotta, presidente di Confartigianato e presidente del Terracina Calcio: Luigi De Gregoris, Pasquale Pirolo e Natan Altomare. Destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari sono invece il colonnello dei carabinieri Alessandro Sessa, 55 anni, e il carabiniere Michele Lettieri Carfora. Ai domiciliari sono finiti anche Franco Cifra, Antonio e Gennaro Festa, Thomas Iannotta e Pio Taiani. Le accuse sono una serie di reati in materia fiscale e tributaria, l’estorsione aggravata dal metodo mafioso, l’intestazione fittizia di beni, il falso, la corruzione, il riciclaggio, l’accesso abusivo al sistema informatico, la rivelazione del segreto d'ufficio, il favoreggiamento, la turbativa d'asta, il sequestro di persona, la detenzione e il porto d'armi da fuoco.

Droga e beni di lusso nel carcere di Latina, 25 condanne
Si è concluso con 25 condanne il processo Astice e Petrus sui traffici di droga e altri beni di lusso all’interno del carcere di Latina grazie alla complicità di due agenti penitenziari. Il gup ha condannato Gennaro Amato, Massimiliano Del Vecchio, Angelo e Salvatore Tavali a 3 anni e 6 mesi di reclusione; Antonio Di Noia 3 anni; Angelo Petrillone 5 anni e 8 mesi; Simone Petrillone 6 anni e 8 mesi; Riccardo Petrillone 8 anni; Nicoletta Torri 2 anni e 2 mesi; Martina Giacomelli 3 anni; Michael Consoli e Adriatik Deda 4 anni; Gioacchino Iazzetta 5 anni; Salvatore Di Girolamo 5 anni;  Angelo Di Girolamo 3 anni; Antonio Sellacci 2 anni e 4 mesi; Francesco Falcone 2 anni e 4 mesi; Stefano Venditti e Mario Braganti 1 anno e 8 mesi; Gianni Tramentozzi, l’agente carcerario è stato condannato a 5 anni e 4 mesi; Marco Quattrociocchi a 3 anni; Andrea Lazzaro a 2 anni e 2 mesi. E’ stata invece assolta Eneida Skendo perché il fatto non sussiste. Per quanto riguarda i patteggiamenti Mauro Guerrieri è stato condannato a 1 anno e 9 mesi e Franco Zinni, ispettore penitenziario in pensione, a 4 anni. Per Angelo, Simone e Riccardo Petrillone, Gioacchino Iazzetta, Salvatore di Girolamo e Gianni Tramentozzi condanna all’interdizione legale per la durata della pena nonché all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per Massimiliano Del Vecchio, Gennaro Amato, Angelo e Salvatore Travali, Michael Consoli, Adriatik Deda, Endri Collaku, Angelo Di Girolamo, marco Quattrociocchi, Martina Giacomelli e Antonio Di Noia è arrivata anche la condanna all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Ucciso Fabrizio Moretto: era indagato per la morte di Erik D’Arienzo 
L’anno si chiude con un delitto da risolvere. La sera del 21 dicembre viene freddato nelle campagne di Bella Farnia, vicino Sabaudia, il 50enne Fabrizio Moretto, proprio uno dei due indagati per la morte di Erik D’Arienzo. L’uomo stava rientrando a casa intorno alle 20 e percorreva in scooter via della Tartaruga quando un proiettile lo ha raggiunto uccidendolo sul colpo. L’autopsia ha chiarito che si è trattato di un solo sparo arrivato dritto al cuore, che non ha potuto lasciare scampo. L’uomo si è ritrovato dunque faccia a faccia con il killer, che certamente conosceva. Le indagini sono serrate. Subito dopo il delitto i carabinieri hanno effettuato una raffica di perquisizioni ed esami stub a carico di alcuni conoscenti della vittima e anche del padre di Erik D’Arienzo. Sulle indagini c’è il massimo riserbo da parte dei carabinieri, che hanno continuato anche negli ultimi giorni ad effettuare sopralluoghi e ad ascoltare gli amici di Moretto per cercare di ricostruire con certezza il possibile movente. Intanto nei giorni scorsi, concluso l’esame autoptico, il corpo è stato restituito ai familiari per la cerimonia funebre organizzata nella chiesa Santissima Annunziata di Sabaudia.

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