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Daini al Circeo, il punto sul piano di controllo dell’Ente Parco: le prossime attività

Terminato lo screening sanitario: “A fine gennaio riprenderanno le operazioni con l’obiettivo di ridurre il numero di capi, oggi quasi 2mila, che costituiscono un serio pericolo per la biodiversità dell’area protetta e per l’uomo”

Fare il punto della situazione attuale e illustrare le prossime attività previste dal Piano gestionale di controllo del daino nella Foresta demaniale del Circeo: questo l’obiettivo della conferenza stampa che c’è stata questa mattina all’Auditorium del Centro visitatori dell’Ente Parco Nazionale del Circeo a Sabaudia a cui hanno preso parte Giuseppe Marzano, Nicola Marrone ed Ester Del Bove rispettivamente presidente, direttore ff e funzionario del Servizio Biodiversità e Reti Ecologiche dell’Ente Parco, Daniele Paoloni dell'Istituto Oikos che si occupa del coordinamento scientifico-operativo del piano, e Giorgio Saralli, direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana.

Durante la conferenza è stato comunicato che, “a seguito degli esiti positivi dello screening sanitario compiuto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana - sezione di Latina, su di un campione rappresentativo di daini, a fine gennaio riprenderanno le operazioni previste dal Piano gestionale con l’obiettivo di portare ad una sensibile riduzione del numero di capi, verosimilmente oggi quasi duemila, che costituiscono un serio pericolo per la biodiversità dell’area protetta e per l’uomo”.

La presenza del daino nel Parco de Circeo

Come è stato spiegato, il “daino è arrivato nel Parco per errore dell’uomo e si è insediato negli ultimi decenni nella Foresta Demaniale, dove in pochi anni ha raggiunto consistenze eccezionali che hanno un impatto molto negativo sulla biodiversità locale e creano rischi stradali, sanitari ed economici”. Sulla base degli ultimi monitoraggi, compiuti nell’estate 2020 per mezzo di avvistamenti con termocamera su transetti notturni, i daini risultavano essere 1.767, con un aumento del 39% in 5 anni (nel 2015 erano stimati 1.268 capi). “L’intensa attività di brucatura da parte della specie ha già determinato la rarefazione di svariate specie vegetali e l’assenza di rinnovazione forestale, determinando una semplificazione della Foresta. Tale impoverimento è ovviamente un problema anche per molte specie animali presenti, alcune delle quali stanno scomparendo. Senza parlare del rischio di collisione tra i daini e gli autoveicoli lungo le strade che intersecano e delimitano la Foresta, altissimo soprattutto nelle ore notturne”.

Il Piano di gestione: obiettivi e prossimi passi

Per affrontare e cercare di “risolvere il problema ambientale e sociale”, negli anni scorsi il Parco ha redatto ed adottato un piano di gestione, approvato da Regione Lazio, Istituto Superiore per la Protezione Ambientale - Ispra e Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (oggi Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica), che prevede una rilevante riduzione della densità di popolazione del daino, in quanto specie parautoctona ossia non originaria del territorio italiano ma immessa dall’uomo in tempi storici. “Secondo la normativa vigente - spiegano dall’Ente Parco - fino al settembre scorso, il programma di controllo del daino poteva attuarsi tramite diversi scenari, tra cui anche soluzioni non cruente che il Parco ha cercato di mettere in atto in via prioritaria attraverso appositi bandi per la cessione di capi. Proprio in tale contesto, al Parco sono giunte 8 istanze per un totale di 32 capi potenzialmente cedibili a strutture private, che si riducono però a 19 capi in base alle caratteristiche spaziali e tecniche delle strutture ospitanti. Sempre per dare il via libera alle traslocazioni dei capi, previa sterilizzazione, in recinti a scopo ornamentale (le cosiddette adozioni) e in aziende agri-turistico-venatorie, tra gennaio e maggio è stato svolto un campionamento sanitario da parte dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana - sezione di Latina, sottoponendo 117 capi appositamente abbattuti con arma da fuoco ad esami necroscopici. Tutte le prove diagnostiche di laboratorio realizzate per accertare infezioni riferibili a malattie sottoposte a piani di controllo e/o profilassi hanno dato esiti negativi, dando il via libera al prelievo e trasporto degli animali al di fuori del Parco. Tuttavia, con l’evidente obiettivo di dare più tutela agli animali detenuti in cattività e alla salute pubblica, nell’ottica di prevenire epidemie e pandemie, uno degli ultimi decreti della precedente legislatura ha messo in dubbio questa possibilità, dato che il daino non rientra tra le specie autoctone ma nemmeno tra quelle che sono considerate ‘animale da compagnia’”.

In attesa quindi di capire “se questa recente modifica normativa – che nell’intenzione del legislatore nulla aveva a che fare col daino né col Piano Gestionale del Parco – avrà effetti o meno sull’iniziativa dell’Ente - viene spiegato infine -, ossia se si potrà procedere con la cessione dei capi, prenderanno in ogni caso avvio, nel prossimo mese di gennaio, le operazioni di rimozione, che verranno attuate, al netto di eventuali catture finalizzate alla traslocazione di animali in vivo, tramite prelievo con arma da fuoco, tecnica che si è rivelata efficace e compatibile con le esigenze di sicurezza proprie di un luogo altamente frequentato come la Foresta Demaniale”. 

L’obiettivo è quello di prelevare almeno 350 animali all’anno nel corso dei prossimi anni, ovvero un numero necessariamente superiore a quello delle nascite annuali stimate nella popolazione, per giungere così ad un sensibile decremento della specie nell’arco del quinquennio di applicazione del piano.

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