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Mercoledì, 25 Maggio 2022
La protesta

Reclutamento e formazione docenti, dura la Gilda: “La riforma tradisce il Patto per la Scuola”

Proclamata la mobilitazione, insieme ai maggiori sindacati di categoria. Giovannini: “La riforma è decisamente troppo lontano dalle necessità. Sciopero se il decreto legge non verrà cambiato”

“La misura è colma”: queste le parole dei rappresentanti della Gilda Insegnanti della provincia di Latina in riferimento alla riforma del reclutamento e della formazione degli insegnanti, definita “decisamente troppo lontano dalle necessità. Per questo è partita oggi una mobilitazione che prelude allo sciopero, salvo modifiche entro la fine dell’anno scolastico e prima dell’avvio del prossimo” spiegano dal sindacato.

“Lo scorso 30 aprile è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dl n. 36 che disciplina nuovamente il reclutamento e la formazione iniziale e continua del personale docente, un piano di grande impatto definito per decreto, senza un vero confronto né con il Parlamento né con le parti sociali - ha detto la coordinatrice provinciale della Gilda Patrizia Giovannini, contestando il modo arbitrario con cui si è arrivati ad inserire le nuove riforme della scuola nel Pnrr -. La proposta di riforma, infatti, è stata approvata dal Consiglio dei ministri in poche settimane e in misura blindata dunque senza possibilità di inserire eventuali emendamenti”.

La Gilda critica il metodo e lo strumento utilizzati, ma anche i contenuti del nuovo decreto: “I temi del reclutamento e della formazione iniziale e quelli della carriera e degli incentivi vanno affrontati separatamente e nelle opportune sedi, soprattutto sindacali, perché questi ultimi attengono alla sfera contrattuale. In particolare, rispetto al reclutamento non sono stati fatti passi avanti, né sono state semplificate le procedure per l’assunzione degli insegnanti. Proprio questo è uno degli aspetti più critici della formazione iniziale prevista dalla nuova riforma: il percorso di abilitazione all’insegnamento diventa più lungo, farraginoso e oneroso in confronto al passato; è richiesta l’acquisizione di ulteriori 60 crediti oltre la laurea, successivamente la frequenza di un altro corso di formazione abilitante, selettivo e a carico del docente. Solo al termine di questo lungo percorso, sarà possibile partecipare ai concorsi, per poi ripetere l’anno di formazione per la conferma in ruolo”.

“Con il nuovo sistema di valutazione e valorizzazione - sottolinea ancora la segretaria della Gilda - il personale docente di ruolo viene gravato di ulteriori incarichi non retribuiti e fuori dall’orario di servizio. Gli aumenti salariali saranno condizionati dalla frequenza dei corsi di formazione, gestiti da enti esterni, e dal superamento di una verifica finale sugli obiettivi raggiunti. Oltretutto si parla di progressiva abolizione della carta del docente, una delle poche misure positive adottate negli ultimi anni. Il nuovo impianto tradisce i principi costituzionali su cui si regge la scuola dettando non solo condizioni, ma anche eventuali contenuti formativi fuori dalla sfera decisionale e professionale di pertinenza dei docenti. La proposta della Gilda sul reclutamento - ricorda la sindacalista - prevedeva procedure più snelle con una revisione del percorso universitario di modo che fosse già abilitante. Non è chiaro il motivo per cui raggiungere l’abilitazione per la scuola superiore sia molto più complicato rispetto alla primaria, dove il modello di formazione è vincente e dove è sufficiente conseguire la laurea in scienze della formazione per accedere direttamente ai concorsi e all’eventuale reclutamento per insegnare”.

Le riforme sono state inviate blindate all’approvazione del Decreto in seno alle misure previste per il Pnrr, ma ciò non ha impedito di proclamare lo stato di agitazione. Gilda, Flc-Cgil, Cisl, Uil e Snals hanno avviato la mobilitazione con le prime assemblee e iniziative nelle scuole: “Il decreto trascura il precariato e prevede premialità solo a coloro che fanno formazione. Il Patto per la Scuola è stato disatteso. Se il testo non sarà modificato, si arriverà allo sciopero organizzato”.

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