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Scuole, Gilda: “Crescono precariato e cattedre vacanti”. Le proposte al Governo

Il passo compiuto dal sindacato per un nuovo sistema di reclutamento dei docenti. Giovannini: “Necessaria una riforma radicale di soluzione al precariato”

“Per la scuola non si intravedono investimenti seri, se questo stallo perdurerà a settembre si conteranno ancora migliaia di precari da stabilizzare e cattedre vacanti da coprire, in provincia di Latina come nel resto del paese”. L’allarme viene lanciato dalla Gilda degli Insegnanti di Latina che, di concerto con un numeroso gruppo di precari in attesa di essere stabilizzati, ha elaborato una proposta di riforma del reclutamento dei docenti, perfezionata e approvata in sede di assemblea nazionale lo scorso 29 maggio. Obiettivo dell’iniziativa è combattere l’annoso fenomeno del precariato, abbreviare i tempi di ingresso nel mondo della scuola, migliorare le condizioni del sistema d’istruzione garantendo una maggiore continuità educativa e didattica.

“Le strettoie burocratiche, i troppi titoli da conseguire una volta laureati, le farraginose modalità per accedere all’insegnamento e al ruolo hanno oltremodo allungato i tempi per la preparazione e l’abilitazione alla professione - sottolinea la coordinatrice della Gilda di Latina, Patrizia Giovannini - contribuendo a generare un numero di precari cresciuto intorno ai 230.000 presenti nelle varie graduatorie. Basti pensare che, nonostante le diverse riforme intervenute, le graduatorie dette GAE destinate ad esaurirsi a venti anni dalla loro istituzione sono ancora in piedi per le scuole primarie, per le scuole dell’infanzia e per alcune classi di concorso nelle scuole superiori, nella nostra provincia in particolare per le materie di diritto ed economia. Gli aspiranti sono migliaia anche nelle nuove graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), se ne contano poco meno di 800 solo negli elenchi per i posti di sostegno verso cui necessita una specifica specializzazione”.

Il piano di reclutamento proposto dalla Gilda si articola in tre fasi: le prime due sono transitorie e necessarie per giungere a una strutturale riforma del reclutamento che non tocchi i diritti già acquisiti, ma allo stesso tempo porti a una riduzione del precariato dalle sue basi, già a partire dalla formazione. “La vera rivoluzione è rappresentata dalla terza fase in cui si prevede - spiega Giovannini - di riformare il percorso universitario al fine di ottenere una laurea abilitante alla professione di docente. Un 3+2 anche per la scuola superiore, con triennio disciplinante di base e a seguire un biennio di specializzazione a numero chiuso, da scegliere come opzione finalizzata all’insegnamento. Terminato il percorso universitario non sarà più necessario sostenere concorsi o corsi abilitanti per accedere al ruolo”.

Proprio in questi giorni è iniziato l’iter per sottoporre la proposta in tutti i suoi dettagli all’attenzione del Governo: “Si tratta di un intervento strutturale sulla formazione in ingresso e sulle abilitazioni caratterizzato da un percorso certo, lineare, fisso nel tempo, in grado di ricondurre il precariato a percentuali fisiologiche e che salvaguardi la qualità e continuità dell’insegnamento. Ci auguriamo che venga accolta - conclude la sindacalista - e venga in tal modo assicurato il mantenimento dei diritti acquisiti di coloro che già sono nelle graduatorie in attesa di stabilizzazione”.
 

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