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"L'isola ritrovata", la storia del carcere di Santo Stefano nel documentario di Salvatore Braca

L'opera, prodotta da Rai Documentari, accende i riflettori sul valore rieducativo della pena. Un racconto della trasformazione dell’ergastolo in luogo di redenzione. In onda venerdì 9 luglio alle 23 su Rai Tre

Un racconto storico sul penitenziario di Santo Stefano, dalla sua costruzione nel 1793 fino alla chiusura nel 1985. Il documentario "L'isola ritrovata" di Salvatore Braca, prodotto da Rai Documentari, ricostruisce le vicissitudini del carcere affrontando anche i temi attualissimi della pena, dell’ergastolo e delle condizioni di vita nelle carceri. Dopo aver rievocato le storie di reclusione di padri della patria come Luigi Settembrini e Sandro Pertini, il documentario racconta la trasformazione del penitenziario in un luogo di redenzione, grazie all’arrivo, negli anni Cinquanta, dell’illuminato direttore Eugenio Perucatti, che ha voluto infatti restituire significato alla dignità umana e speranza a chi aveva sbagliato. Con i cambiamenti politici avvenuti negli anni Sessanta però Perucatti sarà costretto a lasciare Santo Stefano, che verrà poi riportato a carcere di massima sicurezza, fino alla sua chiusura nel 1965, da cui ha avuto inizio il lento e inesorabile declino della struttura architettonica.

Oggi, a distanza di oltre 50 anni, il progetto governativo per il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere borbónico affidato a Silvia Costa riaccende i riflettori su Santo Stefano e inizia la grande sfida della riqualificazione rendendo Santo Stefano un polo culturale multifunzionale di alta formazione e di educazione civica rivolto ai giovani di tutta Europa, un luogo che stimoli la riflessione sui diritti umani e sulla pena detentiva nel contesto del Mediterraneo.

Il mio legame con Ventotene e Santo Stefano è qualcosa di unico che mi ha portato fin dall’83 a lavorare a Ventotene–  spiega Salvatore Braca autore del documentario – Ho sentito la necessità di continuare questo mio percorso con un focus sull’ex carcere, un luogo simbolo in cui sono state detenute personalità chiave della nostra storia. La tecnica da me utilizzata è quella della docufiction e, a testimonianza del rapporto autentico che mi lega all’isola e alla sua storia, ho scelto di utilizzare come attori e comparse gli abitanti di Ventotene, ognuno di loro fortemente legato per motivi diversi, a Santo Stefano. Questo mio lavoro, realizzato prima che iniziassero i lavori di recupero, mi ha dato la possibilità di “fermare” il tempo nel momento del degrado più estremo, dopo 50 anni di abbandono, in cui però è già presente il processo di rinascita, testimoniato dalle parole della commissaria Silvia Costa. Raccogliere i diretti ricordi di persone che domani forse non ci saranno più, insieme alla puntuale rappresentazione di luoghi in cui è ancora viva la memoria del dolore, mi è sembra un atto dovutoverso lenuove generazioni di Ventotene o che si ispirano ad essa, tra cui molti giovani che hanno scelto di vivere sull’Isola, in un momento storico in cui è ancora più fortemente sentito lo spirito di appartenenza alla storia di Ventotene e Santo Stefano, ma anche all’Europa. Ed è quindi ai giovani che dedico questo mio lavoro”.

Con questo splendido e toccante affresco della storia quasi bicentenaria dell’ex carcere di Santo Stefano di Ventotene, realizzato dal regista Salvatore Braca, Rai Documentari ci restituisce la dolorosa vicenda dell’ex ergastolo, il famoso Panopticon borbonico – commenta la commissaria Silvia Costa – Un durissimo penitenziario che,oltre a migliaia di detenuti comuni, ha relegato tra le sue mura dissidenti politici lungo tutti i regimi che si sono susseguiti. Negli anni ‘50 la illuminata direzione di Eugenio Perucatti anticipo’ di 20 anni la riforma carceraria, in nome dell’art.27 della Costituzione. E il progetto di recupero, che da un anno coordino come commissario di Governo, ispirandosi a lui, intende farne una “Scuola di Alti pensieri”, un percorso espositivo e un Centro di studi e formazione europeo sui diritti umani e sulla concezione della pena e della detenzione, un luogo di pratica ambientale e una sede di residenze artistiche e produzione culturale”. In onda venerdì 9 luglio alle 23 su Rai Tre.

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