Cronaca

Acqua, quattro anni dopo il referendum: incontro a Latina

Incontro nell’aula magna del G. B. Grassi per fare il punto della situazione, a quattro anni dal referendum in merito alla privatizzazione del servizio e all’abolizione della “remunerazione del capitale investito”

Fare il punto della situazione, a quattro anni dal referendum: questo l’obiettivo dell’assemblea pubblica in programma per oggi pomeriggio alle 17 nell’aula magna del Liceo Scientifico “G.B. Grassi” di Latina organizzata dal Forum Italiano dei Movimenti dell’Acqua, in collaborazione con Federconsumatori ed altre associazioni (tra cui RinascitaCivile).

Due i punti che il referendum di quattro anni fa aveva messo in evidenza e su cui tornare a rifletter: frenare l’obbligatorietà della privatizzazione del servizio di distribuzione dell’acqua ma anche, il secondo quesito rimasto in ascoltato, l’abolizione della “remunerazione del capitale investito” dalla bolletta a carico dei cittadini che non ha avuto seguito, né per gli aspetti economici né tantomeno per le implicazioni politiche.

“Prima di approfondire questo argomento - spiegano da RinascitaCivile alla vigilia dell’incontro di oggi -, ricordiamo i risultati referendari del secondo quesito: votanti 54,82% (affluenza maggiore di quella registrata in molti casi nelle recenti elezioni amministrative); sì all’abrogazione della remunerazione del capitale 95,80%: in pratica il 52,52% del totale degli aventi diritto si è chiaramente espresso contro l’introduzione del profitto in tariffa. Un plebiscito senza precedenti!

Quando certi coccodrilli piangono sull’astensione crescente dal voto, dovremmo ricordare cosa fanno loro per favorirla, ad esempio ignorando la volontà popolare. Ma teniamo sempre a mente che, meno persone vanno a votare più è facile controllare il consenso, e quindi nulla è casuale.

Anche il secondo quesito ha sortito un risultato, esclusivamente semantico e gattopardesco - proseguono dall’associazione -: ad inizio 2013 l’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico (aggiunto ad hoc) ha varato un “metodo tariffario transitorio”, mantenendo in tariffa la “remunerazione del capitale investito” abrogata dal referendum, ridefinendola “costo della risorsa finanziaria”.

Potevano anche chiamarla “Nonna Papera”, il risultato sarebbe stato lo stesso. Quel che si fa finta di non comprendere è l’inequivocabile indicazione dei cittadini del nostro Paese: sul costo del servizio di distribuzione dell’acqua non si caricano utili a nessun titolo e comunque li si voglia nominare. Da ciò discende che la forma della società di diritto privato non è adatta a gestire tale servizio: a norma dell’art. 2247 c.c. si costituisce una società allo scopo di ripartire gli utili tra i soci”.

“Occorre pertanto ripensare integralmente alle modalità di gestione del servizio di distribuzione dell’acqua: ci si augura che i Sindaci che vorranno partecipare all’assemblea comincino a formulare qualche proposta. In vigenza dell’attuale schema con la gestione ad AcquaLatina S.p.A., ricordiamo che ciascun Sindaco ha (e ha avuto) la possibilità di tentare di salvaguardare gli interessi dei propri cittadini e la loro volontà espressa con il referendum, piuttosto che aderire alle proposte del partner privato in una logica di scambio.  Il voto dei Sindaci è “ponderato”, ovvero ha un peso proporzionale al numero di residenti nel proprio Comune. Quindi il Sindaco di Latina avrebbe potuto avere una buona voce in capitolo, e invece…

Ricordiamocene alle prossime elezioni amministrative - conclude RinascitaCivile - e diamo fiducia a chi credibilmente si impegni per il superamento di uno schema privatistico oneroso e inefficiente”.

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