Acqualatina vince la guerra legale contro il Comune di Aprilia dopo tredici anni

L'ente voleva che fosse dichiarata la nullità o l’inefficacia dell’atto costitutivo, dello statuto e dei patti parasociale stipulati dall’amministrazione

Ci sono voluti quasi tredici anni per mettere la parola fine alla guerra legale tra Acqualatina e il Comune di Aprilia o meglio un gruppo di cittadini del comune pontino che nel 2006 avevano chiesto al Tribunale di dichiarare la nullità o l’inefficacia dell’atto costitutivo, dello statuto e dei patti parasociale stipulati dall’amministrazione cittadina con il gestore del servizio idrico.

Il tutto per giungere alla dichiarazione che il Comune di Aprilia non fosse socio della società. L’altro giorno è arrivata la decisione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso dal Comune di Aprilia che era subentrato nell’azione legale ed aveva presentato ricorso specificando che il sindaco non poteva all’epoca ritenersi autorizzato a concludere il contratto con la spa dell’acqua, mancando l’approvazione completa della convenzione di cooperazione, e ritenendo che l’azione popolare non era stata avviata in via correttiva, ma sostitutiva, vista l’inerzia dell’ente locale. Il pronunciamento della Cassazione sancisce peraltro la decisione del 2008 con la quale già il Tribunale di Latina aveva dichiarato inammissibile la richiesta giudicandola infondata nel merito e quella del 2014 della Corte di Appello che aveva confermato il giudizio di primo grado.

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L’iter legale, dunque, conferma il legittimo ruolo di Gestore di Acqualatina e la piena validità del suo operato, così come il ruolo di socio del Comune di Aprilia che, pertanto, è chiamato ad agire come tale. L’amministrazione è stata anche condannata a pagare oltre 6mila euro di spese processuali.

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