Alta diagnostica, i sindaci del sud pontino chiedono il rispetto del Protocollo

Sette primi cittadini sottoscrivono un documento indirizzato a Coletta e alla presidente della Provincia Della Penna per sollecitare una risoluzione della vicenda nel rispetto degli accordi del 2015

Sull’alta diagnostica intervengono anche i sindaci del sud pontino, che in documento chiedono al sindaco di Latina Damiano Coletta e alla presidente della Provincia Eleonora Della Penna il rispetto degli accordi e del protocollo di intesa. Si chiede in particolare di adottare interventi e iniziative necessarie a garantire il perseguimento degli obiettivi prefissati dagli accordi per la realizzazione del Centro di alta diagnostica a Latina, utilizzando le apparecchiature che garantiscano al centro i requisiti di eccellenza indicate nel Protocollo d’Intesa sottoscritto tra Comune di Latina, Provincia, Università degli Studi di Roma «La Sapienza» e Fondazione Roma Scienza e Ricerca. Il documento è stato promosso dal primo cittadino di Gaeta Cosmo Mitrano ed è stato sottoscritto dai sindaci di Minturno, Terracina, Fondi, Itri, Monte San Biagio e Santi Cosma e Damiano.

Nel documento si evidenzia l’importanza del rispetto del Protocollo d’Intesa, sostenendo che “il macchinario ibrido Pet/RM consente di eseguire, con risultati estremamente raffinati ed all'avanguardia, lo studio funzionale delle patologie neurodegenerative, cardiocircolatorie, oncologiche e neuro-oncologiche”. Si aggiunge poi che questo macchinario, che consente l’acquisizione di immagini in tre modalità, “darebbe una connotazione di “eccellenza” al centro di alta diagnostica”.

“Chiamare in ballo la Regione – si legge in una nota - o trincerarsi dietro un preventivo diniego dell’autorizzazione all'installazione del tomografo ibrido presso il Centro di alta diagnostica, non ha senso. Detto diniego, notificato al Comune di Latina il 3 maggio del 2017, è stato da tempo superato. Infatti, rispondendo all’interrogazione 715 presentata dal consigliere regionale Giuseppe Simeone il 13 luglio scorso, l’assessore regionale Mauro Buschini ha confermato “la totale propensione della Regione a rilasciare l'autorizzazione all'attività di alta diagnostica, una volta che il Comune di Latina avrà ottemperato correttamente all'iter burocratico richiesto dalla Regione stessa”.

Dunque, il rispetto degli accordi presi nell’aprile del 2015 è quanto richiedono i primi cittadini del sud pontino. Sostituire un macchinario (ibrido Pet/RM) con un altro va in direzione contraria all’accordo, sottoscritto anche dalla Provincia, che ha investito 800 mila euro di soldi pubblici nella realizzazione del centro di alta diagnostica. E la Provincia ha tutto il diritto di pretendere il rispetto degli accordi originali.

Pertanto, l’assegnazione delle risorse pubbliche e degli strumenti di politica pubblica nel campo della salute deve attuarsi in modo rispettoso degli interessi della collettività e di chi la rappresenta.

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