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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Appello Andromeda: i Di Silvio non formano un’associazione

Stravolto l'impianto accusatorio che vedeva due nuclei della famiglia di rom pontini unirsi per formare un gruppo organizzato. La sentenza emessa questa mattina dalla prima sezione presieduta dal giudice Anna Maria Ciccone

In secondo grado cade del tutto il vincolo associativo per i Di Silvio. Lo ha stabilito questa mattina la prima sezione della corte d’appello di Roma, presieduta dal giudice Anna Maria Ciccone. Assoluzione con formula piena, perché il fatto non sussiste, per tutti dall’accusa di associazione per delinquere. Già il tribunale di Latina, in primo grado, aveva riconosciuto solo una forma semplice rispetto a quella contestata ed emesso condanne per 23 anni a fronte dei 116 richiesti.

I due nuclei facenti capo alle famiglie di Carmine e Armando, secondo i giudici romani, non hanno formato un gruppo organizzato dedito a estorsioni, incendi e tentati omicidi. Anche il procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione per questo capo di imputazione alla luce di una perizia che non ha permesso di individuare, nei dialoghi intercettati in carcere, elementi capaci di sostenere l’ipotesi associativa.

Molti dei componenti delle famiglie sono stati assolti anche per altri reati. Una sentenza che smonta quasi completamente la tesi della procura di Latina, che aveva portato avanti l’indagine, culminata nel 2010 con undici arresti.

Questo l’esito della sentenza: Assolto e scarcerato Giuseppe Pasquale, condannato in primo grado a sei anni e otto mesi. Assoluzione anche per Armando, Ferdinando e Samuele.

Confermata l’assoluzione di Carmine Di Silvio e, per altri reati, ridotte le pene a Costantino, detto Patatone, Giulia De Rosa e Gianluca Mattiuzzo, condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi, (contro i sette del primo grado), 2 anni, e 1 anno e 8 mesi: anche per loro cade il vincolo associativo.

Nel collegio difensivo gli avvocati Oreste Palmieri, Carlo Alberto e Luca Amedeo Melegari, Giuseppe Poscia, Leone Zeppieri e Lorenzo Magnarelli.

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