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Venerdì, 28 Gennaio 2022
L'operazione / Aprilia

Liquami sversati sui terreni e nelle fogne, scoperta associazione a delinquere: raffica di arresti e sequestri

Al centro dell'indagine della polizia una società di Ariccia, aggiudicataria di un appalto per lo smaltimento dei rifiuti prodotti nell'unità di Acea Ambiente di Aprilia

Misure cautelari, sequestri preventivi e perquisizioni domiciliari eseguite questa mattina dalla polizia di Stato nell'ambito di un'operazione effettuata tra il Lazio e la Calabria. L'indagine ha riguardato alcuni soggetti gravamente sospettati di appartenere a un'associazione a delinquere dedita al traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello Stato. Al vertice dell'organizzazione c'era un soggetto di origini calabresi già in passato colpito da due interdittive antimafia e oggi destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Altri sette componenti del gruppo sono stati invece sottoposti agli arresti domiciliari e due al divieto di esercitare attività imprenditoriali.

L’indagine - coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Roma e condotta dal servizio centrale operativo, dalla squadra mobile di Latina e dal compartimento di polizia stradale del Lazio – ha tratto origine dalla denuncia di Acea Ambiente nei confronti di una società di Ariccia aggiudicataria di una gara d’appalto per l’affidamento del servizio di carico, trasporto e smaltimento di rifiuti liquidi prodotti nell’unita locale di Acea Ambiente di Aprilia. La società incaricata avrebbe dovuto trasportare i liquami alle discariche autorizzate per le procedure di smaltimento, ma gli elementi investigativi acquisiti hanno fatto ritenere che la società sversasse i rifiuti liquidi su terreni o in pozzetti fognari della rete pubblica, senza trattarli preventivamente e apponendo sui formulari di identificazione dei rifiuti (F.I.R.) falsi timbri delle società autorizzate allo smaltimento dei liquami, allo scopo di attestare il “ciclo del rifiuto” e ottenere i pagamenti delle prestazioni da parte di Acea Ambiente.

La società indagata aveva vinto anche altri appalti pubblici con enti locali romani, tra cui quello avente ad oggetto lo smaltimento di liquami provenienti dai campi rom capitolini. L’indagine ha poi fornito elementi per l’ulteriore contestazione agli indagati dei reati di intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio: si ritiene infatti che gli ingenti flussi di capitali provenienti dal traffico illecito di rifiuti siano stati reimpiegati nei circuiti economici legali.

Nel corso dell'operazione sono stati effettuati sequestri preventivi per circa 3 milioni di euro. 

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