Cronaca

La strage di Ardea, le indagini dei carabinieri e il nodo della pistola non denunciata

Accertamenti volti anche a verificare eventuali responsabilità in ordine all'illecita detenzione dell'arma da sparo dopo la morte del padre di Andrea Pignani. Il punto sulle indagini

Sulla strage avvenuta ieri ad Ardea la Procura di Velletri ha aperto un'inchiesta per omicidio. Le indagini che sono state affidate ai carabinieri dovranno sciogliere anche uno dei nodi al momento irrisolti, vale a dire perché Andrea Pignani avesse in casa la pistola del padre morto lo scorso novembre. “Non la trovavamo”, avrebbero dichiarato i familiari del 34enne. Nessuno, infatti, come emerso sin dalle prime battute delle indagini, aveva segnalato la pistola alle forze dell’ordine dopo il decesso del padre di Pignani, una guardia giurata.

Con quella stessa arma, una Beretta 7,65, il 34enne ha ferito mortalmente i due fratellini David e Daniel Fusinato ed il 74enne Salvatore Ranieri. Pignani, secondo quanto ricostruito, è uscito di casa ieri mattina intorno alle 11 con felpa, zainetto e guanti e avrebbe percorso con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito. Poi ha puntato la pistola contro le prime persone che ha incontrato. Solo dopo la mattanza è tornato a casa dove si è barricato e dove è stato trovato privo di vita dai carabinieri, che nel pomeriggio dopo un tentativo di negoziazione hanno fatto irruzione, con ai piedi del corpo l'arma, "verosimilmente la stessa utilizzata poco prima per uccidere le tre vittime".

Quello della pistola resta quindi uno dei nodi da sciogliere; come è stato spiegato anche attraverso un comunicato congiunto dell’Arma dei carabinieri e della Procura di Velletri diffuso nel pomeriggio. Le attività di indagine svolte dai militari di Frascati e di Anzio, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Velletri, "proseguono, anche al fine di verificare eventuali responsabilità in ordine all'illecita detenzione dell'arma da sparo, per la quale non risulta sporta alcuna denuncia” viene spiegato.

Altro punto quello dei rapporti tra Pignani e le famiglie delle vittime. “Non è emerso alcun contatto tra l'omicida e le sue vittime né alcun rapporto di conoscenza tra gli stessi” si legge ancora nella nota che chiarisce anche un altro passaggio importante. "Sul conto dell’omicida figura solamente una lite in ambito familiare, verificatasi con la madre l'11 maggio 2020, che ha reso necessario l'intervento di una pattuglia di carabinieri presso la loro abitazione di viale Colle Romito". In quella circostanza l’uomo è stato “fatto accompagnare da un'ambulanza presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia dove giungeva volontariamente nel pomeriggio stesso per 'stato di agitazione psicomotoria' con codice azzurro, venendo sottoposto a consulenza psichiatrica, a seguito della quale veniva dimesso la mattina successiva con diagnosi di 'stato di agitazione - paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato. Si affida al padre’". Dagli accertamenti eseguiti, viene spiegato ancora, “non risultano ulteriori denunce o segnalazioni a suo carico né che l'omicida fosse in cura per patologie di carattere psichiatrico né tantomeno che fosse in possesso di certificazione medica rilasciata da strutture sanitarie”.

Ministro Lamorgese: “Fatto gravissimo”

"Quello che è successo ieri è gravissimo. Era certamente una persona labile che aveva un'arma: su questo aspetto stiamo cercando di capire tramite i carabinieri che sono presenti sul luogo” ha detto oggi il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese nel corso di una conferenza stampa a Firenze al termine di un vertice in Prefettura. "Nessuno - ha aggiunto il ministro - ha fatto denuncia della presenza di un'arma da fuoco a casa del padre dell'assassino, un ex guardia giurata, al momento del suo decesso avvenuto l'anno scorso. Attualmente la tracciabilità delle armi è garantita attraverso il Ced, ma è in via di conclusione un regolamento che disciplina il sistema informatico di questi dati. Si tratta di un testo già condiviso con le altre forze di polizia, è stato portato alla condivisione anche con le associazioni del relativo comparto". "Evidentemente - ha concluso Lamorgese - c'è stato un po' di tempo di attesa, questo è verissimo, però speriamo che nel giro di pochissimo questo regolamento che doveva essere adottato a fine 2018 veda la luce".

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