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Criminalità e politica: "Gina Cetrone aveva rapporti con i Di Silvio dal 2014"

Le motivazione del Riesame che ha confermato il carcere per l'ex consigliera del Pdl. "Rischio di reiterazione del reato"

I rapporti di Gina Cetrone con il clan Di Silvio risalgono a molto prima della campagna elettorale delle amministrative del 2016 a Terracina. L’imprenditrice ed ex consigliere regionale del Pdl li conosceva personalmente sin dal 2014 come provano alcuni messaggi su Facebook recuperati dall’Antimafia. E non temeva in alcun modo gli esponenti del clan di Campo Boario, al contrario “aveva con Agostino Riccardo rapporti confidenziali risalenti nel tempo e dai messaggi non emerge alcuna soggezione rispetto a lui. Lei stessa non ha mai detto di essere vittima degli zingari”.

E’ quanto scrivono i giudici del Tribunale del Riesame di Roma che nei giorni scorsi hanno depositato le motivazioni del provvedimento con il quale hanno respinto i ricorsi della Cetrone, dell’ex marito Umberto Pagliaroli, di Armando Di Silvio e dei figli Gianluca e Samuele Di Silvio, confermando a loro carico le misure cautelari in carcere dove si trovano dal 29 gennaio scorso quando sono stati arrestati su richiesta della Direzione distrettuale antimafia per estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, con l'aggravante del metodo mafioso.

Secondo i magistrati, che si sono avvalsi del materiale contenuto nelle dichiarazioni dei pentiti Renato Pugliese e Agostino Riccardo, ritenute “dettagliatae e adeguatamente riscontrate” l’ex consigliera regionale e il marito avrebbero ingaggiato i Di Silvio per compiere estorsioni e gestire la campagna elettorale del 2016 per il rinnovo del consiglio comunale a Terracina proprio per la forza intimidatoria del clan di Campo Boario, “consapevoli di quale minaccia rivolgessero alla parte offesa”.

Il Riesame ha quindi confermato la custodia in carcere ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato.

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