Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Antonello Lovato arrestato per la morte di Satnam Singh: “La sua una condotta disumana”

Quanto emerge dall’ordinanza. Il gip: “Il suo comportamento è apparso lucido e finalisticamente teso a dissimulare quanto accaduto, a tutti i costi”

“Prescindendo da valutazioni etiche (irrilevanti per il diritto penale) che, nel caso in esame pure si imporrebbero a fronte di una condotta disumana e lesiva dei più basilari valori di solidarietà, non può sottacersi che l'indagato si è intenzionalmente e volontariamente disinteressato delle probabili conseguenze del suo agire”: è questo uno dei passaggi più duri dell’ordinanza cautelare con cui il gip del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, ha disposto il carcere per Antonello Lovato, titolare dell’azienda agricola dove lavorava Satnam Singh. 

I carabinieri hanno arrestato Lovato nella sua abitazione intorno all’ora di pranzo di oggi, martedì 2 luglio, a due settimane da quel tragico incidente avvenuto nell’azienda di Borgo Santa Maria in seguito al quale Satnam Singh ha perso la vita. Dopo essere rimasto gravemente ferito da un macchinario che gli aveva tranciato di netto un braccio, oltre a procurargli altre lesioni, nel pomeriggio di quel 17 giugno il giovane lavoratore agricolo di origini indiane è stato caricato dal suo datore di lavoro sul furgone e abbandonato davanti alla sua abitazione a Castelverde, frazione di Cisterna. 

Se soccorso quel pomeriggio Satnam Singh poteva essere salvato. Lo scrive la dottoressa Cristina Setacci in un passaggio della consulenza medico legale riportato nelle pagine dell’ordinanza. E nello stesso provvedimento è il giudice a ricostruire quanto accaduto quel 17 giugno. “E’ Lovato - si legge - che, contrariamente a quanto dovuto, carica il corpo nel furgone e separatamente l'arto amputato e, sempre il Lovato, abbandona il corpo e l'arto a via Genova, dandosi alla fuga". "E' di tutta evidenza - si aggiunge - la circostanza per la quale l'indagato non voleva la morte del suo bracciante indiano, ma per la condotta posta in essere e le lucide modalità operative (sconfessate solo delle sue dichiarazioni, a tenore delle quali avrebbe agito nei termini descritti perché sotto shock) ha ragionevolmente previsto il probabile decesso del Satnam, accettando consapevolmente il rischio”.

Le “visibili condizioni di Satnam Singh in stato di semi incoscienza, con un braccio amputato e copiosa perdita ematica, rendono, per la valutazione di chiunque, inevitabile l'evento mortale, soprattutto in assenza di un repentino intervento sanitario". 

Il reato contestato oggi all’imprenditore è quello di omicidio doloso con dolo eventuale. “Come segnalato dal pubblico ministero - si legge ancora nell’ordinanza - i comportamenti successivi all'abbandono del corpo argomentano e caratterizzano univocamente la condotta omicidiaria, proprio nei termini descrittivi del dolo eventuale". Per il giudice che ha firmato l’ordinanza, Lovato ha omesso di chiamare i soccorsi, è scappato con il furgone e si è poi preoccupato di ripulire il sangue con la principale finalità di “celare l’accaduto; d’altra parte un suo lavoratore, irregolare sul territorio nazionale, privo di contratto, sguarnito di protezioni anti-infortunistiche e adoperando strumentazione da lavoro non certificata, si era amputato un braccio, perdeva copiosamente sangue e aveva subito gravi lesioni”. 

Un solo obiettivo dunque per Lovato che, si legge ancora nell’ordinanza, “pur di nascondere e dissimulare la realtà, con condotte intenzionali ha posto in essere tutti gli accorgimenti descritti anche a costo di concretizzare l’evento mortale che, progressivamente, si poneva dinanzi a lui”. Per il giudice, il suo comportamento è “apparso lucido e finalisticamente teso a dissimulare quanto accaduto, a tutti i costi”. 

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