Cronaca

Arsenico nell’acqua, dati choc: il commento di Federutility

Adolfo Spaziani, direttore generale della federazione nazionale delle aziende che gestiscono l’acqua e l’energia, commenta i dati dell’Istituto Superiore di Sanità

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

“Nelle zone vulcaniche l’arsenico nell’acqua c’è da sempre, è la natura. Al contrario degli antichi romani però, grazie ai progressi tecnologici ed industriali, oggi siamo in grado di misurarne le quantità, di stabilire quali siano i parametri di rischio e anche di intervenire per eliminare del tutto o in parte l’arsenico. Il problema è che servono scelte, finanziamenti e capacità industriale e gestionale. A volte non sembra che il nostro Paese vada in questa direzione. Perché, poi, il Lazio sia in ritardo sul resto d’Italia, è sicuramente da accertare”.

Adolfo Spaziani, direttore generale di Federutility, la federazione nazionale delle aziende che gestiscono l’acqua e l’energia, commenta così i dati dell’Istituto Superiore di Sanità che hanno rivelato presenza maggiore di arsenico sulla popolazione del Lazio.

“Nella stessa regione, il Lazio, c’è la dimostrazione chiara che, laddove ci sono progetti, finanziamenti  e volontà, si può realizzare il dearsenificatore, come a Latina nei mesi scorsi. Altrove ci si concentra sui dibattiti o si viene bloccati dalla mancanza di risorse economiche. Le questioni idriche e idrogeologiche, vengono prese in considerazione solo quando esplode un’emergenza. Che si tratti di alluvioni, siccità o arsenico, si agisce solo dopo l’allarme. Lo Stato, il Governo  e gli enti locali scelgano finalmente in che posizione debba essere l’acqua nella loro lunga lista di priorità”.

“L’Istituto Superiore di Sanità – conclude Spaziani -  ha detto chiaramente che non c’è pericolo imminente. Allora non si pensi a tamponare l’emergenza, ma si ragioni a lungo termine. Ci sono progetti per 5 miliardi di euro bloccati nei cassetti delle aziende. I finanziamenti pubblici coprono poco più del 10% e i possibili finanziatori non investono in un settore che viene considerato incerto ed instabile”.

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