Cronaca

Arsenico nell’acqua, sentenza del Tar: risarcimento per i cittadini

Condannato il Ministero della Salute e dell'Ambiente; versati 100 euro ad ogni utente che ha presentato il ricorso. Sarubbo e Menegatti: "Abbiamo vinto noi. La sentenza è rivoluzionaria"

Arsenico nell’acqua. Il Tar del Lazio ha deciso per il risarcimento dei cittadini condannando il Ministero della Salute e dell’Ambiente al pagamento di 100 euro per ogni singolo utente che aveva presentato ricorso.

La notizia della sentenza è di ieri e già arrivano i primi commenti compiaciuti, come quello del consigliere comunale del Pd Omar Sarubbo e del coordinatore circolo Pd Latina Nord Marcello Menegatti.

“Abbiamo vinto noi – tuonano Sarubbo e Menegatti -. Un anno fa costituimmo il Comitato per la Salute Pubblica dei Borghi con il quale denunciammo pubblicamente la gravità della presenza di arsenico nell’acqua pubblica. Moltissimi cittadini aderirono alle nostre iniziative (petizioni popolari, manifestazioni, esposto alla procura della repubblica ed invito a rivolgersi al Codacons per fare i ricorsi)”.

“La sentenza del Tar del Lazio è rivoluzionaria – continuano -. Dà ragione a quanto sosteniamo da tempo ed elimina di fatto il principio della “impunità” della pubblica amministrazione. Secondo la sentenza “l’illecito è costituito dall’esposizione (…) degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio ed…è certa la pericolosità per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta”.

“Nella sua comunicazione istituzionale Acqualatina ha sempre cercato di minimizzare il problema trincerandosi dietro l’ennesima deroga concessa dall’UE ai Paesi che erogavano acqua con quantità di arsenico superiori a 10 m,g/lt – tengono a precisare Sarubbo e Menegatti -. La S.p.A. sta terminando in questi mesi gli adeguamenti tecnici agli impianti per la dearsenizzazione ma nel frattempo i cittadini sono costretti a garantirsi la scorta quotidiana di acqua potabile recandosi alle botti istallate nei centri dei borghi di Latina. Qualcuno questo disservizio deve pur risarcirlo e noi continueremo la nostra battaglia per evitare che per l’ennesima volta siano i cittadini a dover pagare il prezzo più alto”.

Intanto il Codacons sta già preparando il nuovo ricorso nel quale, oltre al risarcimento di almeno 1500 euro, verrà chiesto anche agli Ato di ridurre le tariffe attuali e di restituire le bollette pagate negli anni scorsi in cambio di acqua all’arsenico.

“In ogni sede sosterremo qualsiasi Associazione voglia organizzare azioni legali collettive  - chiosano SArubbo e Menegatti - e chiederemo al Sindaco di Latina di adoperarsi, anche alla luce di questa sentenza, per chiedere alla Conferenza dei Sindaci Ato4 di iniziare a prevedere autonomamente forme di riduzione delle tariffe e sconti in bolletta per chi ha subito questo danno”.

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