Operazione “Speedy Fly”, Alberto Veneruso arrestato per bancarotta fraudolenta

Il titolare dell'Aviointeriors in manette a Napoli; sequestrati beni per oltre 14 milioni di euro. Altre due persone ai domiciliari. Le indagini partite nel 2014 con riguardo al fallimento di due società in relazione alle ipotesi di bancarotta fraudolenta delle medesime

Lo stabilimento dell'Aviointeriors

E’ stato arrestato a Napoli l’imprenditore Alberto Veneruso. 

L’operazione, denominata “Speedy Fly”, è della guardia di finanza che questa mattina ha dato esecuzione all’ordinanza che disposne custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Latina, Giuseppe Cario nei confronti del titolare dell’Aviointeriors. 

Altre due peronse sono finite ai domiciliari. Sono stati anche sequestrati beni per un valore di oltre 14 milioni di euro. 

Le indagini delle fiamme gialle, su delega del sostituto procuratore Marco Giancristofaro, si sono sviluppate a partire dal 2014 con riguardo al fallimento di due società in relazione alle ipotesi di bancarotta fraudolenta delle medesime ed hanno coinvolto complessivamente n. 13 soggetti fisici tra amministratori e componenti dei collegi sindacali.

LA NOTA DELLA GUARDIA DI FINANZA - L’attività ha consentito di accertare che due soggetti, Veneruso e il suo commercialista G. Di M., illustrano dalla guardia di finanza, “hanno posto in essere una lunga serie di articolate operazioni societarie (scissioni, cessioni d’aziende o rami d’azienda e dei beni immobili) che hanno portato al fallimento delle due società in questione”.

“Il complesso delle articolate operazioni societarie che si sono succedute nel tempo, e gli artifizi contabili che le hanno supportate - spiegano ancora dalle fiamme gialle in una nota -, hanno consentito all’amministratore di diritto e poi di fatto di:
- sottrarsi illecitamente alle pretese creditorie, cautelando i beni immobili e quelli mobili delle società fallite, lasciate morire in Lussemburgo, attraverso la destinazione finale degli stessi beni ad altre società del proprio ‘gruppo’;
- costituire una nuova società in Latina con diversa denominazione, ‘ripulita’ delle passività e che continua l’attività di produzione e fabbricazione di interni per aerei, già svolta dalla società originaria utilizzando la denominazione ed il marchio societario senza aver sostenuto alcun costo”.

Le indagini svolte dal Nucleo Polizia Tributaria, corroborata da perquisizioni e sequestri disposti dalla locale autorità giudiziaria, sono state estese all’attuale società sorta a seguito di scissione della fallita S.p.A. e di un’altra società fallita. I riscontri effettuati dai militari del comando provinciale guidati dal colonnello Giovanni Reccia hanno poi permesso “di accertare, oltre alle ipotesi di bancarotta fraudolenta per entrambe le società fallite, anche l’utilizzo – sia da parte della società fallita che dell’attuale società S.p.A. – di fatture emesse apparentemente da società con sede in Delaware (USA) per operazioni inesistenti, con la conseguente sottrazione di imposte al fisco per oltre 14 milioni di euro, nonché la violazione dell’art. 12 quinquies del D.L. n. 306/92, convertito nella legge n. 356/92, poiché l’A.V. cedeva apparentemente in favore della G.P., in violazione delle disposizioni di legge vigenti, le azioni societarie da lui possedute”.

Sono state eseguite anche due verifiche fiscali. “Quella eseguita nei confronti della fallita società di Latina - illustrano ancora dal comando provinciale della guardia di finanza - ha consentito altresì di rilevare che la stessa negli anni 2008-2010 aveva sostenuto costi fittizi, documentati dalle fatture per operazioni inesistenti per un totale di circa 28 milioni di euro. Analogamente la verifica fiscale eseguita nei confronti dell’attuale società, sempre con sede a Latina, consentiva di accertare che la stessa negli anni 2011-2013 aveva sostenuto costi fittizi documentati dalla società Kalleny Holdings LLC con sede nel Delaware ed aventi per oggetto le commissioni per servizi di intermediazione per l’acquisto di poltrone e ricambi, per un totale di oltre 20 milioni di euro”.

A seguito di approfonditi accertamenti “emergeva che l’istanza in questione conteneva dati non rispondenti al vero e fondata su documenti contraffatti. I legali rappresentanti pro-tempore, A.V. e  E.D. venivano denunciati alla locale A.G. per violazione dell’art. 5 septies del decreto-legge n. 167/1990 (convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227) e l’istanza veniva ritenuta inammissibile  dall’agenzia delle entrate di Latina”.

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Al termine delle complesse ed articolate indagini, anche con rogatorie internazionali con Uruguay, Regno Unito e Delaware (USA), condotte dal pubblico ministero Marco Giancristofaro, il gip del tribunale di Latina Giuseppe Cario ha emesso una ordinanza disponendo la custodia cautelare in carcere nei confronti di Veneruso, la misura degli arresti domiciliari per G. DI M. e G.P. e il sequestro di liquidità, beni immobili, polizze assicurative e quote societarie per oltre 14 milioni di euro.

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