Batterio killer del mais, a rischio 400 coltivazioni in provincia

Il focolaio a Sermoneta, Latina e Cisterna. Il dirigente del Servizio Fitosanitario della Regione Lazio Nuccitelli: "La legge ci impone di tentare di debellare il bacillo"

Un batterio starebbe devastando le coltivazioni di mais della provincia pontina. L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dalla Regione Lazio con una lettera inviata a circa 400 aziende di coltivatori di Sermoneta, Sezze, Cisterna e Latina.

L’invito era a non coltivare più mais a causa della presenza di questo bacillo, chiamato “diabrotica”, che rischia di propagarsi a macchia d’olio in tutta la pianura pontina. Per fare chiarezza su quelle lettere, il sindaco di Sermoneta Giuseppina Giovannoli ha deciso, in collaborazione con Coldiretti Latina, di convocare un incontro pubblico con il dottor Luciano Nuccitelli, dirigente del Servizio Fitosanitario della Regione Lazio, e gli agricoltori.

La diabrotica è un pericoloso coleottero di origini americane che può causare danni incalcolabili alle coltivazioni di mais: le larve si nutrono delle radici del granturco portando a morte le piante; gli adulti invece delle “barbe” con conseguente perdita di produzione della granella.

Sembra che Sermoneta sia stata inserita nella cosiddetta “zona focolaio”, insieme ad alcune zoni di Latina e Cisterna, mentre la zona tampone comprende parte dei comuni di Sermoneta, Cisterna, Latina, Cori e Sezze. All'incontro, oltre al Sindaco di Sermoneta, erano presenti il Presidente Coldiretti Latina Carlo Crocetti ed il direttore Saverio Viola, oltre ai rappresentanti dei Comuni di Pontinia e Sezze.

Nella seduta sono state ascoltate e recepite le istanze degli agricoltori e dei lavoratori dell'indotto, al fine di ottenere un incontro con l'assessore regionale all'Agricoltura, Angela Birindelli. “Il nostro compito è di salvaguardare il comparto agricolo e, sebbene ci sia la necessità di affrontare questa emergenza, bisogna anche tener conto delle legittime esigenze di chi vive di agricoltura e per questo ci aspettiamo risposte dalla Regione Lazio”.

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Il coleottero è arrivato dagli Usa attraverso i cargo che portavano gli aiuti umanitari nella ex Jugoslavia, durante la guerra del 1992. Da quel momento si è diffuso fino ad arrivare nel 2004 in Italia e nel 2008 a Roma. Nel luglio scorso, durante l'attività di monitoraggio, il servizio fitosanitario ha scoperto la presenza del coleottero ed ha lanciato l'allarme. “Non si conosce come la diabrotica sia arrivata dalle nostre parti, ma ormai questo è un problema secondario: la legge ci impone di tentare di debellare il batterio”, ha spiegato il dottor Nuccitelli.

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