Cronaca

Acqua, bollette “bocciate”: non coerenti con l’esito del referendum

Consiglio di Stato: la sentenza boccia l'aumento del 7% sulle bollette legato alla remunerazione del capitale investito. De Marchis: "L'acqua pubblica non qualcosa su cui fare profitti"

Il Consiglio di Stato ha bocciato l'aumento del 7% sulle bollette dell'acqua, legato alla remunerazione del capitale investito, definendolo non "coerente" con il quadro normativo uscito dal referendum del 12-13 giugno 2011. È questa la decisione espressa con la sentenza del 25 gennaio scorso.

L’acqua pubblica è un diritto, non qualcosa su cui fare profitti. I cittadini hanno espresso chiaramente la propria opinione su questo tema nel referendum del 2011, eppure il presidente della Provincia Cusani si è rifiutato di rispettare la volontà popolare emersa dalla consultazione: il risultato è che i pontini hanno dovuto pagare bollette dell’acqua più care del dovuto” ha commentato Giorgio De Marchis, candidato al consiglio regionale del Lazio.

“Con il parere del 25 gennaio scorso, infatti, il Consiglio di Stato ha confermato che la nostra battaglia era giusta: le attuali tariffe idriche sono state bocciate perché, in base a quanto stabilito dal referendum, la “remunerazione del capitale investito” non può andare a incidere sulla bolletta. In poche parole, non si possono fare profitti sull’acqua pubblica scaricando i costi sui cittadini”.

“Il Consiglio di Stato si mette in linea con quanto già affermato dalla Corte Costituzionale, dando ragione a una tesi che sosteniamo da tempo: le bollette che i gestori consegnano ai cittadini sono illegittimamente gonfiate e non rispettano la volontà referendaria. La remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta sin da subito”.

E guardando al futuro De Marchis afferma di voler portare “questa mia battaglia in Regione partendo dalla mozione che ho presentato già un mese fa per impegnare i sindaci e le giunte del territorio a lavorare insieme, in sede di conferenza dei sindaci, per ridurre le tariffe attraverso l’eliminazione della remunerazione del capitale investito nella misura del 7%, così come richiesto dai cittadini”.

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