Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Braccianti indiani “schiavi” nei campi, nasce il progetto “Bella Farnia”

Il progetto presentato dall'assessore regionale Sonia Ricci durante il convegno "Terra è Libertà, il futuro dell'agricoltura pontina tra diritti, qualità e legalità" che si è tenuto all'istituto San Benedetto di Borgo Piave

Si chiama “Bella Farnia” il progetto nato dalla volontà di sperimentare una nuova tipologia di servizi e di attività rivolte ai braccianti agricoli della comunità indiana pontina con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale e contribuire alla crescita dell’intera comunità rurale della provincia di Latina.

IL CONVEGNO - -Il progetto è stato presentato nella giornata di ieri durante il convegno “Terra è Libertà, il futuro dell’agricoltura pontina tra diritti, qualità e legalità” promosso dall’assessorato all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Lazio in collaborazione con l’Osservatorio regionale per la sicurezza e la legalità, Arsial, la Casa dell’Agricoltura di Latina e l’associazione In Migrazione Onlus e che si è svolto presso l’Istituto San Benedetto a Borgo Piave.

Durante l’incontro di ieri oltre al confronto su temi urgenti quali sicurezza, legalità e integrazione sociale applicati al lavoro agricolo nel territorio pontino, l’attenzione è stata concentrata proprio sulla presentazione del progetto da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura, Sonia Ricci.

Sono più di 20.000 ogni anno gli indiani che migrano verso l'Europa e l’Italia è da anni una delle mete principali di questo importante flusso migratorio; e proprio nella provincia di Latina si è stabilita da anni la seconda comunità sikh d’Italia per dimensioni incoraggiata dalla richiesta di forza-lavoro non qualificata e da impiegare come bracciantato nelle campagne.

Secondo le stime della Flai Cgil, l'intera comunità indiana pontina conta circa 12.000 persone, sebbene sia immaginabile un numero complessivo di circa 30.000 migranti.

“Una comunità - è stato ribadito durante il convegno -, che per cultura e religione risulta accogliente, rispettosa, pacifica e dedita al lavoro, viene trasformata in un esercito silenzioso di nuovi schiavi, piegati nei campi a lavorare in condizioni di massimo sfruttamento. Le ultime incisive azioni condotte dalle Forze dell’ordine e dalla Magistratura nel contrastare il caporalato ai danni della comunità Sikh confermano una condizione disumana che difficilmente può essere superata soltanto attraverso le azioni di controllo del territorio e di repressione, per quanto evidentemente strategiche e ineludibili”.

L’ASSESSORE RICCI - “Con il progetto “Bella Farnia” – ha dichiarato l’assessore Ricci - s’intende garantire alla comunità indiana pontina, i fondamentali servizi per l’inclusione sociale, a oggi carenti, al fine di spezzare l’isolamento sociale e la ghettizzazione culturale che è concausa delle condizioni di sfruttamento che si consumano prioritariamente nei campi agricoli. Si tratta di sperimentare una nuova tipologia di centro di servizi dedicato alle zone rurali, incontrando la comunità direttamente dove vive, all’interno dei luoghi da essa abitati e caratterizzati.

Un centro dove i lavoratori indiani, soprattutto braccianti, possano trovare una struttura capace di supportarli nella fruizione dei servizi strategici per una corretta inclusione sociale e un’efficace promozione e tutela dei diritti e dei doveri, oltreché per supportarli nella costruzione di una vita più dignitosa e un lavoro che non sia caratterizzato dal bieco sfruttamento. In altre parole il progetto intende raggiungere l’ambizioso risultato del miglioramento del livello di inclusione sociale dei migranti indiani nella provincia di Latina”.

IL PROGETTO - Il progetto ha una durata complessiva di 12 mesi ed intende coinvolgere complessivamente oltre 2.000 migranti punjabi, presenti (residenti o domiciliati) nella provincia di Latina, con particolare riferimento a coloro che vivono presso il centro residenziale Bella Farnia Mare (luogo di concentrazione della maggior parte della comunità).
Il centro polifunzionale sarà così un presidio aggregativo interculturale e di legalità e garantirà servizi che concorrano al miglioramento della conoscenza della lingua italiana per una maggiore consapevolezza dei propri diritti e doveri, nonché ad abbassare la soglia d'accesso alle opportunità offerte dal territorio; 4 le tipologie principali di attività condotte da personale specializzato:
- assistenza, informazione e orientamento ai servizi del territorio;
- assistenza legale;
- mediazione linguistica e culturale;
- documentazione e ricerca, in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale di Analisi del Lavoro in Agricoltura della Flai-CGIL, dell'Università degli studi della Calabria, Catania, Salerno, Foggia e dell'istituto ISTISSS (Istituto per Studi sui Servizi Sociali) nella pubblicazione e diffusione dei risultati.
 
“Obiettivo del progetto – ha concluso l’assessore Ricci - è infatti contribuire ad un passaggio culturale profondo: guardare ai migranti indiani non come una semplice comunità di braccia da impiegare, ma come portatori di cultura, economie e conoscenza di cui la provincia di Latina ha immediato e urgente bisogno”.

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