Cronaca

Braccianti sfruttati nei campi, minacciati e sottopagati: scatta l’operazione “Job Tax”

Sette gli arresti al termine delle indagini condotte dai carabinieri del Nas. Nell’azienda con sede a San Felice Circeo utilizzati anche fitofarmaci non autorizzati all’impiego in agricoltura

Braccianti stranieri sfruttati, sottopagati, minacciati ed intimiditi: questo il quadro che emerge dall’indagine condotta dai carabinieri del Nas di Latina denominata “Job Tax” e che ha portato all’operazione di oggi, lunedì 19 aprile, con l’esecuzione, tra la  provincia pontina e Venezia, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal dal gip Giorgia Castriota nei confronti di 7 persone indagate per associazione per delinquere dedita allo sfruttamento di manodopera extracomunitaria, a estorsioni e all’impiego illecito di fitofarmaci non autorizzati nelle coltivazioni in serra.

Operazione Job Tax: perquisizioni e arresti - Il video

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dal sostituto procuratore Claudio De Lazzaro, sono iniziate nell’ottobre del 2019 da un’attività ispettiva del Nas, sviluppata nell’ambito di servizi contro il caporalato disposti dalla Divisione Unità Specializzante dell’Arma, ed originata dalla denuncia di un bracciante di origini bengalesi che ha acceso i riflettori sulle condizioni di sfruttamento e le intimidazioni che venivano messe in atto da suoi connazionali, anche loro dipendenti della stessa azienda agricola con sede a San Felice Circeo.

Ha perso così avvio l’articolata attività investigativa dei militari che ha consentito di “individuare e disarticolare un sodalizio criminoso basato sul vincolo associazioni di tipo familiare” in un’azienda ortofrutticola dedita alla coltivazione di ortaggi destinati ai mercati locale, nazionale ed anche estero e con 5 siti produttivi tra le campagne di San Felice Circeo, Terracina e Sabaudia. Attività investigativa che è stata condotta attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, intercettazioni telefoniche oltre che di testimonianze di persone informate sui fatti, che ha permesso di svelare quanto accadeva in quelle campagna e di delineare il ruolo dei 7 indagati. 
I carabinieri del Nas parlano, infatti, di un “disegno criminoso” basato “sullo sfruttamento dello stato di necessità dei braccianti” portato avanti attraverso il servizio di due caporali, anche loro di origini bengalesi, per il reclutamento e la gestione della manodopera straniera, per lo più cittadini di origini bengalesi, indiane e pakistane, e che ha permesso di procurare un “ingiusto profitto mediante l’impiego dei dipendenti in violazione dei previsti contratti collettivi, con la corresponsione di salari non rispondenti al lavoro prestato” realizzando un evasione di contributi obbligatori all’Inps di 557.504,60 euro rea il marzo e il novembre del 2019.

L'allarme della Flai Cgil: "Malaffare e sfruttamento in molte aziende agricole pontine"

Secondo quanto accertato dai militari nel corso dell’articolata indagine l’organizzazione criminale non solo assumeva e impiegava manodopera straniera sottoponendola a condizioni di sfruttamento, ma costringeva gli stessi dipendenti - in totale 157 quelli identificati di cui uno clandestino -, a sottoscrivere la ricevuta della busta paga con l’omessa contabilizzazione delle ore effettivamente prestate, pena il mancato pagamento della retribuzione, remunerandoli sistematicamente con stipendi inferiori alle ore lavorate (o a cottimo), in violazione dei contralti collettivi del comparto. Gli indagati sono anche accusati di aver impiegato i lavoratori in violazione della normativa in materia di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro, omettendo di fornire loro i previsti dpi, l’abbigliamento e le scarpe idonee, costringendoli a operare in condizioni proibitive, anche con i terreni allagati a causa delle piogge e di operare una vera e propria forma di controllo sul risultato del lavoro, con minaccia di sanzioni corporali ed economiche, fino alla prospettazione del licenziamento in caso di fallimento dell’obiettivo di raccolta (secondo le proibitive esigenze aziendali).

Da quanto emerso dalle indagini, poi i braccianti erano anche costretti ad avvalersi del servizio di trasporto gestito da uno dei caporali, pagandolo 6 euro al giorno, in condizioni degradanti e costretti ad ammassarsi sul furgone ben oltre il numero consentito. Infine è stata anche accertato che gli indagati, con l’ausilio di un agronomo, anche lui agli arresti, perseguivano “una spregiudicata coltivazione di ortaggi”  incentrata su metodi irregolari, ricorrendo all’uso continuo e invasivo di fitofarmaci non autorizzati sulle culture in serra, impiegando in tali compiti lavoratori i braccianti non formati, non abilitati e privi dci previsti dpi, esponendoli in tal modo anche a gravi situazioni di pericolo.

Nel corso delle indagini sono stati anche sequestrati 244 litri di prodotti fitosanitari non autorizzati all’impiego in agricoltura, per un valore complessivo di circa 7mila euro. Sottoposto a sequestro preventivo per via diretta o per equivalente della somma o di beni mobili e immobili degli indagati fino al raggiungimento dell’importo di 557.504 euro. Nell'operazione di oggi sono stati impiegati 50 militari del comando carabinieri per la Tutela della salute di Latina e Venezia e del nucleo carabinieri dell'Ispettorato del lavoro, con il supporto del nucleo elicotteri di Pratica di mare.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Braccianti sfruttati nei campi, minacciati e sottopagati: scatta l’operazione “Job Tax”

LatinaToday è in caricamento