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Teatro come strumento di riabilitazione: lo spettacolo “Il figlio mio” nel carcere di Latina

Frutto del Progetto Matrioska che per quasi un anno ha visto coinvolte le detenute della Sezione Alta Sicurezza. Il 5 gennaio la presentazione nel teatro della casa circondariale

Sarà presentato domani, giovedì 5 dicembre, nel teatro della casa circondariale di Latina lo spettacolo “Il figlio mio” realizzato nell’ambito del Progetto Matrioska che per quasi un anno ha visto coinvolte le detenute della Sezione Alta Sicurezza

Nato dalla stretta collaborazione tra area sanitaria, area educativa e la compagnia teatrale AdDentro dell’Associazione Sangue Giusto che da oltre 10 anni è attiva con progetti teatrali negli istituti penitenziari del Lazio, il Progetto Matrioska, sostenuto dalla Asl Latina – Dipartimento di Salute Mentale, si rivolge alla popolazione detenuta con l’intento di utilizzare il potenziale terapeutico dell’arte teatrale come strumento di prevenzione e riabilitazione del disagio mentale attraverso la promozione del benessere psico-fisico dei ristretti.

E’ iniziato a gennaio 2019 e ha visto le detenute coinvolte in un laboratorio teatrale condotto da Ludovica Andò con la collaborazione di Marianna Arbia. Lo spettacolo “Il figlio mio” è un libero adattamento del libretto d’opera di Luigi Pirandello “La favola del figlio cambiato” che riflette, viene spiegato in una nota di presentazione “sul tema dell’amore materno, della cura, della separazione dagli affetti, ma anche dell’invidia, della cattiveria, della rivalità femminile. Temi fortemente sentiti dalle detenute e vissuti quotidianamente nelle difficili dinamiche della convivenza tutta femminile della sezione. Il testo, attraverso la favola, affronta anche il tema del potere, del peso dell’eredità familiare, della difficoltà di liberarsi dalle gabbie dell’apparenza e del bisogno di dominio”.

Gli interventi musicali dello spettacolo si rifanno invece alla tradizione popolare campana e sono stati sapientemente rielaborati, ritmati e riscritti da Antonella Talamonti, musicista e ricercatrice, insieme alle partecipanti al laboratorio.

La direttrice della casa circondariale Nadia Fontana, e il direttore generale della Asl di Latina Giorgio Casati hanno creduto in questo progetto insieme all’Area Educativa dell’Istituto e al Dipartimento di Salute Mentale, "in una visione del teatro che non è intrattenimento ma è stimolo per l'attivazione delle risorse personali, strumento di riduzione della conflittualità e del disagio, laboratorio di convivenza e sentire comune". La Compagnia AdDentro ha ricevuto il 16 novembre scorso un importante riconoscimento per l’attività teatrale svolta negli istituti penitenziari. Al Teatro Magnolfi di Prato assegnato a Ludovica Andò / Compagnia AdDentro il Premio della Critica 2019 a cura dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro ANCT e della Rivista europea "Catarsi-Teatri delle Diversità".

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