Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Casette dell’acqua a Latina, i dubbi e gli interrogativi dell’opposizione

Nicoletta Zuliani fa i conti sulle strutture che saranno installate per la vendita dell'acqua alla spina, mentre per De Marchis si tratta "di un'idea inserita strumentalmente nel progetto Rifiuti off"

Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi e si chiama “Rifiuti Off, Officina comunale al riuso”. Un progetto avviato dal Comune di Latina che punta al recupero e al riutilizzo dei rifiuti e ha ottenuto un finanziamento dalla Regione Lazio di circa 200mila euro – risultando primo in graduatoria in un bando regionale -. La gestione a sua volta sarà affidata attraverso bandi pubblici.

Ma il progetto, prevede anche l’installazione delle cosiddette “casette dell’acqua”, cinque distributori automatici di acqua potabile a condizione che vengano usati contenitori propri; l’obiettivo è proprio quello di eliminare lo spreco di bottiglie di plastica.

Iniziativa questa che, però, non ha visto il parere favorevole dell’opposizione. “Facciamo fatica a capire cosa c’entrino le casette dell’acqua con il progetto “Rifiuti off” per la riduzione dei rifiuti. Anzi basta leggere il progetto per capire che si tratta di due operazioni completamente distinte riaccorpate in un unico progetto” ha commentato il capogruppo del Partito Democratico Giorgio De Marchis.

“In realtà gran parte delle somme che verranno erogate per il progetto saranno destinate proprio alla fornitura degli erogatori dell’acqua per un importo di 87mila sui complessivi 200mila del progetto. Non si capisce a cosa servano - spiega il consigliere del Pd - visto che, come Acqualatina informa quotidianamente, l’emergenza arsenico sarebbe rientrata nella parte nord del territorio e non è mai esistita in altre zone del comune, come Piazza Moro e altri punti dove dovrebbero essere installate le casette.”

Secondo De Marchis, la “scelta green dell’amministrazione dovrebbe andare nel senso di incentivare l’uso dell’acqua pubblica e non di favorire l’iniziativa privata mediante la vendita dell’acqua. Ci troveremo nella situazione di dover pagare l’acqua pubblica ad Acqualatina e l’acqua “pubblica” erogata dal Comune nelle casette al privato che si aggiudicherà la gara di appalto. Non ci sembra un comportamento corretto e trasparente da parte dell’amministrazione. Logica vorrebbe – conclude De Marchis - invece che gli 87mila euro che saranno spesi per le casette dell’acqua e che favoriranno esclusivamente il privato che venderà l’acqua potevano essere impiegati anche questi nel progetto educativo per la riduzione dei rifiuti”.

Al capogruppo del Pd fa eco anche la consigliere comunale Nicoletta Zuliani. “Dicono che si tratta di acqua certificata al momento dell’erogazione – afferma la Zuliani –, ma non si capisce chi sarà a certificare la bontà del liquido. Inoltre l’acqua presa dalle nostre condotte sarà pagata dal Comune e poi rivenduta dal privato. E chi gestirà le casette pagherà l’occupazione del suolo pubblico e i costi per l’energia elettrica? Nell’illustrazione del progetto questi nodi non sono stati sciolti”.

Interrogativi che secondo la consigliera del Pd ruotano introno al “giro di profitti intorno alle casette”.

“Il costo iniziale dell'acqua ad Acqualatina é di 2 euro per 1.000 litri cioè 0,002 euro al litro. Rivenduta a 5 centesimi al litro (quella frizzante), l’acqua pubblica frutta 50 euro per 1.000 litri. Ne consegue che l’acqua erogata dalle casette rende il 2.500%, cioè frutta 25 volte di più. È evidentemente un affare enorme. E considerato che si tratta di commercio, con un privato che gestirà i profitti, c'è licenza commerciale?”.

Per la Zuliani è evidente che si tratta di “un affare a tutto vantaggio dei privati che otterranno la gestione delle strutture e che come spesso accade lascia troppi coni d’ombra nei quali muoversi senza rendere conto ai cittadini, che pure dovrebbero essere i destinatari di questo genere di iniziative. La vera svolta green della città – conclude la consigliera Ziuliani - è una campagna pubblicitaria che sostiene l'uso dell'acqua di rubinetto, e non il favorire privati che vendono l'acqua del rubinetto con il rincaro del duemila500%. Solo così otterremo un vero cambiamento della cultura dell’uso dell’acqua pubblica, sia tra i cittadini sia nelle istituzioni”.

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