Centrale nucleare del Garigliano, interrogazione di Enrico Forte

Il consigliere regionale del Pd sollecita azioni della Regione nell'ambito delle operazioni di decommissioning della ex centrale e dell'indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere

Centrale del Garigliano

Sollecitare una serie di azioni da parte della Regione Lazio nell’ambito delle operazioni di decommissioning della ex centrale nucleare del Garigliano e dell’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di alcuni rappresentanti della Sogin indagati per reati ambientali.

Queste le motivazioni alla base dell’interrogazione presentata dal consigliere regionale pontino del Pd Enrico Forte all’assessore regionale all’ambiente Fabio Refrigeri con la quale si

“Il sito del sud pontino, dove nel 2000 ha preso il via l’attività di smantellamento – spiega il consigliere pontino – è oggetto di una indagine penale dei magistrati campani per il possibile inquinamento dell’area circostante la centrale dismessa, inquinamento che interesserebbe sia il terreno che i corsi d’acqua limitrofi tanto da indurre la magistratura a predisporre una serie di analisi e controlli i cui risultati non sono stati ancora resi ufficialmente noti.

La situazione rende fondamentale la presenza attiva della Regione che pochi mesi fa ha formalmente istituito un Tavolo della trasparenza proprio con l’obiettivo di monitorare in maniera costante lo stato dei due siti nucleari presenti sul territorio pontino, in particolare quello del Garigliano che insiste su alcuni comuni della nostra provincia: Castelforte, SS Cosma e Damiano, Minturno, Spigno Saturnia e Formia”.

Nell’interrogazione Enrico Forte chiede di “conoscere le ragioni del mancato coinvolgimento della Regione Lazio e la mancata informazione a istituzioni e popolazioni interessate circa il piano esterno di sicurezza e protezione vigente durante i lavori di abbattimento del camino della centrale e sollecita conferme circa l’esistenza di livelli di radioattività non compatibili con i limiti previsti secondo quando sarebbe emerso dai più recenti prelievi di campioni di acqua e suolo nella zona attigua all’impianto”. 

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Il consigliere pontino chiede inoltre all’assessore all’Ambiente la convocazione della prima riunione del Tavolo della Trasparenza recentemente istituito e suggerisce l’opportunità che la Giunta regionale del Lazio si costituisca parte civile nel procedimento penale pendente presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere trattandosi di un reato, quello ambientale, che coinvolge i cinque comuni del sud pontino.

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