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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Alta Diagnostica, progetto iniziale "insostenibile": ecco il nuovo accordo

Ritorno alla gestione pubblica per il Centro di alta diagnostica di Latina. Il sindaco Coletta e il manager Asl Casati spiegano i dettagli e i passaggi del progetto

Un progetto rimodulato e adattato alle esigenze della comunità, in grdo di rappresentare realmente un’opportunità per il territorio pontino. Sono il sindaco di Latina Damiano Coletta e il direttore della Asl Giorgio Casati a spiegare i dettagli della nuova bozza di accordo per la realizzazione del Centro di Alta Diagnostica di Latina. Dopo riunioni tra le parti, tavoli e discussioni, il punto di partenza, scritto nero su bianco, è che il progetto originario, così come era stato concepito,  è a tutti gli effetti “inattuabile” e “insostenibile”. Perché è la stessa Fondazione Roma, ora Fondazione Scienza e Ricerca, a non poter sostenere una gestione trentennale del Centro così come previsto nell’accordo precedente. Il Centro torna quindi alla gestione pubblica, quella della Asl pontina. Con una serie di modifiche che, a detta del sindaco, risultano migliorative e più funzionali al territorio. E’ lo stesso Coletta a ricapitolare l’intera vicenda per chiarire come si è arrivati alla nuova bozza di accordo abbandonando l’idea di collocare i macchinari nei locali da ristrutturare di viale XVIII dicembre.

Tutti i passaggi del progetto dell'Alta Diagnostica

“La Fondazione – spiega – aveva l’onere di ristrutturare i locali, con il contributo di 800mila euro della Provincia di Latina. Ma a maggio del 2017 la Regione Lazio nega l’autorizzazione per l’installazione del tomografo ibrido Pet Rm per alcuni requisiti mancanti. La Fondazione decide di non fare ricorso e, a luglio scorso, avanza un’altra proposta, rimodulando l’accordo con l’installazione di una risonanza magnetica 3 Tesla. Una proposta che non è stata ben accolta e che molti hanno giudicato ‘a ribasso’. Abbiamo quindi portato il tema in Consiglio comunale, si è aperta una discussione anche con il comitato scientifico della Fondazione e si è cercata una soluzione che mantenesse gli stessi livelli dell’accordo”. A questo punto si inserisce il parere di un esperto, il professor Grassi, presidente della Società italiana radiologia, che ha ritenuto migliorativa la seconda proposta della Fondazione suggerendo però una gestione pubblica. “Poi è venuta fuori un’altra verità – spiega ancora il sindaco – Nel precedente accordo era prevista una gestione trentennale da parte della Fondazione del centro per uso privato-sociale. Questa diversa linea della Fondazione non è un problema mio, ma da quel momento si è aperto un vaso di Pandora perché la Fondazione ha dichiarato che non poteva esserci nessuna garanzia di gestione. Quell’accordo, in sostanza, non poteva stare in piedi e non avrebbe potuto garantire un futuro per il Centro, che rischiava di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto di questa città”. E’ qui che cominciano i colloqui con la Asl pontina, scegliendo di riportare il progetto nell’ospedale Goretti.

La nuova bozza di accordo e la gestione pubblica del Centro

Dopo una serie di riunioni, si arriva a una nuova bozza che ottiene l’approvazione di tutte le parti coinvolte. L’Università potrà beneficiare degli spazi ristrutturati di viale XVIII dicembre per trasformarli in aule didattiche collegate con la radiologia dell’ospedale, mentre dalla Fondazione si ottiene anche l’impegno a restituire alla Provincia (che esce ufficialmente dal tavolo) gli 800mila euro già erogati. L’investimento resta quello previsto: 13 milioni di euro, con l’aggiunta di una sala ibrida oltre alla Tac Force e alla risonanza magnetica 3 Tesla. “Una proposta convincente – aggiunge Coletta – che consente un notevole salto di qualità. L’accordo prevede inoltre di mantenere una certa flessibilità: la Asl si riserva cioè di scegliere un’apparecchiatura più funzionale al momento dell’installazione. Questa è la mia visione della politica, sempre orientata alla pubblica utilità. Non ci sono altre finalità. Tutto è contenuto negli atti".

Il manager della Asl Giorgio Casati

“Questo è l’eterno dilemma tra programmazione formale e programmazione sostanziale – spiega anche il manager della Asl Casati – Riconoscere che alcune condizioni pensate all’inizio non esistono più e che il progetto deve essere modificato è sintomo di intelligenza. Questa è l’opportunità di far fare al Goretti un salto di qualità. L’idea non è più quella di realizzare un Centro di alta diagnostica nel Goretti, ma di rendere il Goretti un centro di alta diagnostica”. Per realizzare l’intero progetto si attendono altri passaggi, ma la Tac Force potrebbe essere pronta ad entrare in funzione nel giro di un tempo brevissimo mentre per la risonanza Tesla e la sala ibrida occorreranno altri investimenti per adeguare la struttura e realizzare la nuova palazzina.

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