Cesare Battisti interrogato in carcere ammette i quattro omicidi: "Ora chiedo scusa"

L'ex terrorista originario di Sermoneta ascoltato dal pm nel carcere di Oristano dove è rinchiuso dal suo ritorno in Italia lo scorso gennaio

(foto Ansa)

L'ex terrorista originario di Sermoneta Cesare Battisti, catturato a gennaio in Bolivia dopo 37 anni di latitanza, ha ammesso tutti gli addebiti, ossia quattro omicidi, tra cui due di cui è stato esecutore malteriale. A renderlo noto è il procuratore di Milano Francesco Greco sottolineando come la decisione di parlare consenta di fare "chiarezza su un periodo di storia di un gruppo che ha agito negli anni Settanta in maniera piuttosto efferata". Battisti, arrivato in Italia il 15 gennaio scorso, è stato interrogato sabato e domenica nel carcere di Oristano dal pm di Milano Alberto Nobili. 

Ha sostenuto che "era una guerra giusta" quella condotta quando aveva 22 anni, ma ora "ha chiesto scusa per il dolore che ha arrescato ai familiari delle vittime". L'ex terrorista ha ammesso quindi di aver sparato e ucciso due persone e di averne gambizzata una terza. In particolare, ha confessato di aver sparato alla guardia carceraria Antonio Santoro e di aver ucciso il poliziotto Andrea Campagna. Ha infine gambizzato il medico Diego Fava e ha partecipato agli altri due omicidi di cui sta scontando l'ergastolo, ad altre due azioni per gambizzare gli obiettivi prescelti e infine a diverse rapine e furti.

"La lotta armata ha impedito lo sviluppo di una rivoluzione culturale sociale e politica nata nel Sessantotto. Gli anni di piombo hanno impedito quella spinta culturale che stava nascendo in Italia", è in sintesi quanto affermato da Battisti al pm di Milano. Per il magistrato a capo del pool dell'antiterrorismo, è come "un segnale di disconoscimento di quegli anni terribili, ma non si può parlare di pentimento".

Battisti è stato condannato in contumacia a due ergastoli in Italia per quattro omicidi avvenuti alla fine degli anni settanta, due compiuti materialmente e due in concorso con altri. Dopo la condanna a dodici anni in primo grado, Battisti, che si era sempre dichiarato innocente, era riuscito ad evadere dal carcere e a fuggire in Francia per poi raggiungere il Messico. Tornato in Francia nel 1990, ha goduto di protezione della cosiddetta “dottrina Mitterrand”. Quando nel 2004 Parigi concesse l’estradizione, Battisti fuggì ancora una volta, riparando in Brasile dove ottenne lo status di rifugiato politico pochi anni dopo. Nel 2010 l’ex presidente brasiliano Lula non concesse l’estradizione di Battisti in Italia. Infine, l’arresto in Bolivia e il rientro in Italia lo scorso gennaio.
 

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