Teatro chiuso: cittadini indignati si mobilitano in difesa della cultura

Ieri la manifestazione spontanea mentre nasce la pagina #pijamoseilteatro. "Non fa scalpore che il commissario chiuda il Palazzo della Cultura ma che il simbolo della cultura sia stato lasciato in queste condizioni per anni" scrive un cittadino

(fonte foto pagina #pijamoseilteatro)

Indignazione ma non rassegnazione, voglia di capire ma anche di provare a cambiare lo stato delle cose. Questa la risposta che Latina ha dato dopo la chiusura per questioni di sicurezza dei teatri D’Annunzio e Cafaro, simbolo della cultura troppo spesso dimenticata e abbandonata in questa città.

Si sono riuniti ieri davanti prima davanti al bar Friuli e poi all’ingresso del Palazzo della Cultura in viale Umberto I per discutere e capire, per confrontarsi; sono gli uomini e le donne, i giovani e i meno giovani di una città che improvvisamente si è vista privata - ma le condizioni e la situazione del Teatro di Latina non erano certo ignote - del cuore della sua vita culturale.

E così è nata anche una pagina Facebook “#pijamoseilteatro”, “un luogo dove confrontarsi e far capire che la negligenza e la superficialità non possono essere più tollerate” scrivono. Si tratta di un “gruppo di associazioni e cittadini - come viene spiegato nella descrizione della pagina - che vuole avviare una campagna di sensibilizzazione e informazine sugli spazi pubblici della cultura. Per troppo tempo Latina, politici, cittadini, operatori culturali, si è dimenticata degli spazi pubblici ed oggi si ritrova in una situazione critica. Reagire non solo è possibile, ma necessario”.

Per domani alle 17.30 davanti al teatro D’Annunzio è previsto un altro incontro, mentre nella serata di ieri, dopo il “flashmob” al Palazzo della Cultura ci ha scritto uno dei cittadini che ha partecipato. Pubblichiamo il suo intervento:

Fino a poco fa, ero davanti al teatro di Latina...anzi dovrei dire il Palazzo della Cultura. Con amici, conoscenti, semplici cittadini o passanti. Persone che amano il teatro, persone che amano la cultura in generale, persone che lavorano per la cultura in questa città e persone che semplicemente tengono a Latina. 
Eravamo lì per capire meglio quello che sta accadendo. Nessuna protesta o manifestazione. Volevamo chiarezza e in qualche modo l'abbiamo trovata, attraverso chi come me ci lavora e ci ha lavorato in quella struttura, attraverso chi ci vive grazie a quella struttura, attraverso chi l'ha vista nascere e crescere (e morire?!) questa struttura. 
Tutto per dare un segnale. Forte. Un segnale che la città sa dare valore alle proprie risorse. Un segnale lontano da ogni veste politica. Un segnale civico. Punto. 
L'unione fa la forza, c'è poco da fare. Non c'era rabbia, non c'era protesta di alcuna forma. Solo tanta curiosità, tanto scalpore davanti a tutte le magagne portate avanti in questi anni e che, ad alcuni, erano ancora ignote. 
Non fa scalpore che il commissario chiuda il Palazzo della Cultura. 
Fa scalpore che il simbolo della cultura latinense sia stato lasciato in queste condizioni per anni, firmando deroghe su deroghe, permessi su permessi, incassando comunque le quote di affitto quotidiano, facendo cassa senza mai dedicare un solo centesimo alla manutenzione dello stesso. 
Per ora posso solo ringraziare chi mi ha chiamato per mettere in piedi questo movimento, riconoscendo la mia passione per la cultura della mia città, che coltivo nel mio piccolissimo orto. E ringrazio chi ha preso parte all'incontro oggi pomeriggio, certo del fatto che sarete in molti ad unirvi a noi.
#pijamoseilteatro
Grazie a Giorgione, Simone Finottie e Graziano Lanzidei

Intanto oggi pomeriggio alle 18.30 presso la sede di RinascitaCivile si incontreranno i referenti delle associazioni del capoluogo pontino. 

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