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Domenica, 29 Maggio 2022
Cronaca Cisterna di Latina

Omicidio di Desirée: "Lasciata morire per salvaguardare la vendita di droga in via dei Lucani"

Le motivazioni della sentenza che ha condannato i quattro stranieri per la morte della 16enne di Cisterna. "Hanno mostrato cinico disinteresse"

"Gli imputati sapevano perfettamente che Desirée poco prima aveva bevuto molto metadone e aveva fumato il crack e hanno mostrato un cinico assoluto disinteresse rispetto al progressivo decadimento delle funzioni vitali di Desiree". Lo scrivono i giudici della terza Corte di Assise di Roma nelle 281 pagine di motivazioni della sentenza con la quale il 19 giugno dello scorso hanno condannato quattro cittadini di origine africana per l'omicidio di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna morta il 19 ottobre 2018 dopo ore di agonia a causa di un mix di droghe, dopo essere stata violentata in un immobile abbandonato di via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Sono dure le parole utilizzate nei confronti di Mamadou Gara e Yusef Salia, condannati entrambi all’ergastolo, Brian Minteh condannato a 24 anni e mezzo e Alinno Chima condannato a 27 anni per reati che vanno dall'omicidio volontario alla violenza sessuale aggravata alla cessione di sostanze stupefacenti.

"Non si trattò solo della cinica e malevola volontà di non salvare la giovane dall'intossicazione di cui loro stessi erano stati autori e di impedire le indagini delle violenze da lei subite – scrivono i magistrati - ma in forma più estesa, di conservare la propria 'casa' e le proprie fonti di ‘reddito', oltre ad un tranquillo e sostanzialmente indisturbato luogo di consumo degli stupefacenti, che rendeva eccezionale e noto quel rifugio. Anche chi non ha partecipato o non vi è prova abbia partecipato alla somministrazione delle sostanze tossiche che indussero allo stato comatoso della ragazza, ben può essere chiamato a rispondere dell'evento morte - continuano - laddove le condizioni di fatto fossero risultate tali da imporre e pretendere anche da parte sua un dovere di protezione e di impedimento delle conseguenze di danno per il bene della vita di Desiree".
 

Per i giudici, "solo una condizione di totale obnubilamento, associata all'effetto analgesico, sedativo ed antidolorifico secondario che il mix di sostanze le provocò, spiegano come la giovane abbia potuto resistere ad una tale forma di dolorosissima violenza, senza alcuna reazione apparente e senza neppure sottrarvisi: tanto più che si trattava della prima esperienza sessuale completa". "Sussiste comunque la violenza sessuale di gruppo, anche se circoscritta all'azione dei soli Salia e Gara - concludono i giudici - che in ogni caso, va rimarcato, hanno entrambi compiuto atti sessuali approfittando delle condizioni menomate di Desiree". La Corte sottolinea inoltre come “la spasmodica ricerca di droga da parte di Desirée e poi il soddisfacimento dei suoi bisogni di tossicodipendente, dopo che la giovane aveva avvicinato i vari uomini presenti, denota come le cessioni di sostanze siano state finalizzate all'aggressione sessuale poi realizzata dentro il container, in un unico contesto spazio-temporale". Uno spazio quello di via dei Lucani che nella sentenza viene definito come “la centrale dei rifornimenti di droga, una sorta di supermercato degli stupefacenti con ampia offerta di prodotti, da eroina e cocaina a psicofarmaci ed altro e con spazi deputati alla preparazione e al consumo delle droghe".

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