Cronaca

Omicidio di Desirée Mariottini: in aula un imputato cambia versione e nega la violenza

Il processo per la morte della 16enne di Cisterna nel palazzo di via dei Lucani a Roma. Lunedì le richiaeste di condanna dell'accusa

Nuova udienza ieri mattina nell’aula bunker del carcere di Rebibbia davanti alla terza sezione della Corte di assise di Roma del processo per la morte di Desirée Mariottini: per oltre due ore ha parlato Yuossef Salia, uno dei quattro stranieri che con Alinno Chima, Mamadou Gara e Brian Minteh è accusato omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti ad una minorenne per la morte della sedicenne di Cisterna avvenuta il 18 ottobre di due anni fa in un edificio del quartiere San Lorenzo a Roma.

Il nordafricano ha chiesto di essere interrogato e rispondendo alle domande dei pubblici ministeri e dei legali delle parti civili ha fornito una versione completamente diversa a quella del momento dell’arresto quando aveva ammesso di aver avuto rapporti sessuali con la16enne. Ieri invece ha negato tali rapporti, al contrario ha raccontato che sarebbe stata Desirée a tentare un approccio con lui e ha detto di non averle ceduto sostanze stupefacenti ma di avere visto altre persone quella sera che davano droga alla ragazzina.

Si torna in aula lunedì 14 dicembre quando la parola passerà all’accusa, chiamata a presentare le richieste di condanna e poi ai legali delle parti civili: Maria Belli per la mamma di Desirée, Barbara Mariottini e la sorella minorenne; Maria Teresa Ciotti per i nonni materni della ragazza, Oreste Palmieri per il padre Gianluca Zuncheddu e Claudia Sorrenti per la zia della vittima.

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